di Anita Alberti

Oggigiorno sempre più spesso sentiamo le persone dire che “soffrono d’ansia”, oppure siamo noi stessi ad affermarlo. L’uomo moderno, per avere successo, deve essere attivo, alacre, operoso e solerte… impegnato sempre e comunque.

L’ansia di non essere all’altezza delle aspettative degli altri

Il contrario di attivo è passivo e ha una connotazione negativa: abulico, incapace, pigro, apatico. Quindi l’essere proattivi porta a una “ricompensa”, il riconoscimento sociale, l’essere passivi, invece, comporta il disprezzo.

L’essere sempre in attività fa sorgere non poche preoccupazioni, ansie, agitazioni, paure di non essere sempre all’altezza delle aspettative degli altri. Genera, così, diverse tensioni.

La vita di oggi ci porta a condurre un’esistenza sempre più proiettata all’esterno, al FARE e molto poco (davvero molto poco) al SENTIRE, all’ESSERE. Si vive la maggior parte del proprio tempo con un sottile stato di inquietudine, protesi a ciò che si deve fare dopo e poco attenti a ciò che stiamo facendo nel qui e ora.

Tutti noi cerchiamo di rispondere alle richieste dell’ambiente in modo adeguato, ma questo comporta essere quasi del tutto disattenti a come stiamo, a come ci sentiamo in ogni momento e in ogni situazione che affrontiamo, come il fare la spesa, il portare fuori il cane, il parlare con qualcuno…

Attenzione, l’ansia può limitarci la vita

Nella peggiore delle situazioni non solo “l’ansia” aumenta, ma diventa quasi panico, un dolore fisico che da acuto può diventare cronico, ci costringe a letto con forti cervicalgie, nausee…

Ci riduce alla totale, o quasi totale inattività, regalandoci un dialogo interiore davvero poco rispettoso verso noi stessi, perché non possiamo essere produttivi e attivi come, invece, vorremmo o dovremmo.

È bene precisare che per “ansia” s’intendono una serie di reazioni cognitive, comportamentali, fisiologiche che si creano di fronte a uno stimolo, che noi riteniamo minaccioso e verso il quale ci riteniamo poco capaci di reagire adeguatamente.

Si attiva la parte più antica del nostro cervello, si mettono in atto reazioni di attacco e fuga, che sono del tutto normali e i sintomi che si manifestano sono: respiro corto e affannoso, palpitazioni, tensione, tremore, sudore…

L’ansia crea disagio e può limitare molto la vita di ognuno nel momento in cui si cronicizza.

Il momento di pausa da tutto: un piccolo esercizio per ritrovare se stessi

Non ci si concede tanto spesso un momento di pausa da tutto, un attimo in cui si possa diventare passivi, lasciando andare le cose, un attimo di distensione.

In tal caso la passività non è abulia, ma un momento di contemplazione, in cui ci possiamo concentrare solo su noi stessi, sul nostro respiro, sul nostro corpo che, poverino, accumula ogni giorno tutta la tensione che produciamo e alla fine ci presenta il conto con un eclatante “Ehi!! Guarda che ci sono anche io qui!”.

Una buona abitudine sarebbe quella di dedicarsi e regalarsi dei momenti solo per se stessi, lontani da routine quotidiane, in cui potersi rilassare, riprendere contatto con la propria interiorità, rivalutare quali sono i veri e reali bisogni che vogliamo concretizzare.

Il potere della natura

Andare a fare una bella passeggiata immersi nella natura, lontano dai rumori cittadini, magari accompagnati dal proprio cane, può risollevare il nostro animo e ci aiuta a tornare ai nostri impegni più energici e più lucidi.

La natura ci viene sempre in aiuto, se solo glielo permettiamo, ci siamo dimenticati di questo aspetto importante. Siamo così moderni che ci siamo scordati che noi ne facciamo parte.

Il poter perdere lo sguardo su un prato verde, cogliere le varie sfumature di colore, i fiori che ci possono essere, o anche notare la presenza di rami o di foglie secche, a mio avviso, è un’esperienza che rilassa gli occhi e la mente, perché ci defocalizziamo dal rimuginio di pensieri, il più delle volte negativi, e ci concentriamo su qualcosa di bello che è al di fuori noi, ne cogliamo le caratteristiche e le peculiarità.