di Alessandra Marconato

Ho dei “problemi” con le formalità, da anni… probabilmente da sempre.
Conformo, omologo, mi integro per “dovere sociale” e tengo delle ribellioni dentro di me, che poi sfociano in qualche scelta. Perché, alla fine della fiera, credo che ognuno abbia il dovere di scegliere se stesso.

Sono sensibile al tema della scelta per natura e per studi. Ho studiato Filosofia all’università e questioni come, ad esempio, il libero arbitrio sono interrogativi che ancora mi pongo.

Quanto scegliamo veramente?

Siamo liberi di scegliere?

Percorriamo un binario prestabilito?

La scelta, ogni scelta, è un’illusione?

Chi sa qual è la risposta che corrisponde a verità…

La scelta è un tema umano, non limitatamente professionale. Riguarda la vita di ogni persona, dalle piccole alle grandi cose.

Una delle domande che, a mio avviso, mettono più in difficoltà le persone è “Tu cosa vuoi?”.
Credo sia una domanda “potente”, perché apre al mondo delle dichiarazioni.
Fa affermare qualcosa di più profondo e netto di un desiderio.
E, se si vuole qualcosa, perché non muoversi in quella direzione?

Cosa si sceglie al posto del proprio volere?

Forse ciò che pensiamo altri vogliano?

Forse ciò che ci fa stare più comodi rispetto a noi stessi, agli altri e all’ambiente e sistema in cui viviamo?

Brené Brown inviterebbe a esercitare quel coraggio che va di pari passo con la vulnerabilità, perché la scelta porta rischio, incertezza ed esposizione emotiva e tutte queste cose, spesso, sono associate a fragilità.

La scelta può determinare anche l’affermazione di sé: sono io che decido.
È qui che l’io si espone e può essere colpito.

Quanto si è disposti a parare e subire i colpi, che probabilmente arriveranno, delle proprie scelte?

 

Contributo tratto dall’editoriale di Alessandra Marconato 78PAGINE 5 – Scelta