di Mario Maresca

Le emozioni, tra le altre cose, servono a farci concentrare sul “qui e ora” e a preparare il nostro corpo all’azione più adatta per rispondere in modo efficace a uno stimolo che ci si presenta. Che sia un evento esterno o un pensiero che irrompe nella mente, la cronaca è più o meno questa…

Moviola di un’emozione dall’interno

Cammini serenamente verso il luogo dove lavori, nel quartiere che viene considerato sicuro. È una calda mattina di aprile. Assorto nei tuoi pensieri, vaganti e senza uno scopo specifico, sei in quella sorta di trance tipica di chi ha fatto quella strada molte volte. C’è poco su cui concentrarsi e passeggi senza intoppi.

Improvvisamente, un urlo lacerante alle tue spalle spegne i tuoi pensieri. Non ti accorgi che il respiro ti si blocca per un po’. Sul tuo volto, l’espressione tipica della sorpresa.

Il cuore accelera, la pressione sanguigna sale e il sangue va verso i muscoli degli arti, che si contraggono (succedono molte altre cose nel corpo, ma tralasciamole per brevità).

Tutto accade in un tempo infinitesimale, in cui il tuo cervello fa alcune operazioni molto al di sotto della soglia di consapevolezza. Etichetti la situazione: rischio la vita o l‘incolumità, oppure resterò in completa integrità fisica? Qual è la migliore strategia per massimizzare il risultato con il minimo dispendio di energia?

Poi, sempre inconsapevolmente il tuo cervello valuta: il quartiere è sicuro, fai la stessa strada da mesi e non è successo mai nulla, sei in forma e puoi fronteggiare la maggior parte delle situazioni. Totale: nessun problema serio.

Tutto questo è accaduto tra i 300 e i 600 millisecondi dal momento in cui le tue orecchie hanno intercettato l’urlo e gli occhi hanno assorbito informazioni di contesto.

Quasi in contemporanea il Sistema Limbico all’interno del cervello raccoglie le informazioni dai sensi, sotto forma di impulsi elettrochimici, e le “spara” verso la Corteccia, nello strato più esterno del cervello. Qui vengono integrate con memorie, schemi corporei, esperienze, cultura, per menzionare solo alcuni dei filtri sensoriali e cognitivi che abbiamo come umani.

Inizia un dialogo elettrochimico tra parti del cervello, fino ad arrivare al momento in cui, finalmente, ti volti…

Quel “Oooohhh!!!”, detonante e aggressivo, viene da un genitore esasperato, e ora senti la sonora sgridata al figlio, colpevole per l’ennesima volta di avere la camera “… talmente in disordine che non ci si riesce a entrare!”. Le finestre aperte del piano terra, dove la scena si svolge, hanno permesso a tutti, incluso a te, di assistere a uno spaccato di vita familiare.

Svelato il mistero e spiegata la situazione, la tua fisiologia può rientrare alla normalità, perché hai dato un senso alla vicenda. Ti accorgi a malapena del tuo lieve sorriso mentre pensi: “Succedeva anche a me con mia madre…”. Se volessi dare un nome a quel sentimento, forse lo definiresti nostalgia, una forma di tristezza addolcita da un pizzico di gioia, episodi a cui hai pensato e ripensato…

Utili integrazioni

Ho iper-semplificato quel che accade in un sistema neuro-muscolare umano per raccontare come uno stimolo sensoriale inneschi una risposta emozionale. Che questa sia o meno evidente, parte da un evento esterno (oppure da un pensiero “saliente” che, appunto, emerge…) che viene catturato dai sensi.

Così il corpo subisce alcune modificazioni mediate da neurotrasmettitori e ormoni, che attivano allo stesso tempo diversi distretti cerebrali. Uno è il Sistema Limbico, che registra gli stimoli e avvia la rapida, non accurata, risposta in termini di lotta, blocco o fuga. Le altre sono le Cortecce Sensoriali e di Rappresentazione, che integrano le memorie e l’auto-valutazione dello stato fisico, per menzionare solo due funzioni.

Il dialogo tra queste aree cerebrali permette l’elaborazione dell’emozione e l’azione conseguente. Quando l’esigenza dettata dalla situazione termina, la fisiologia e la tensione fisica può ritornare ai tipici livelli medi dello stato di riposo. Rimane l’apprendimento, il segno che l’esperienza ci lascia, a futura memoria.

Gli eventi che il mondo ci propone innescano reazioni che sono una miscela di emozioni e di un substrato razionale costruito durante la vita.

A riprova di questa integrazione, prova a rileggere la storia iniziale, immaginando però di camminare in un quartiere “pericoloso”, in cui un tuo conoscente ha subito una rapina. Magari è anche notte. Senti l’urlo: nel corpo accadono cose analoghe allo scenario precedente ma che etichette metterai alla situazione? E che valutazioni farai? I pensieri e il corpo come si riorganizzeranno? Lo stimolo è lo stesso, ma l’ambiente “mentale” in cui interviene fa un’enorme differenza.

Conosci, inizia, smetti, ripeti…

Ragione-emozione, stimolo-reazione, mente-corpo: dualismi creati per dare senso a quello che accade ma che, in ogni essere vivente, sono unità.

Sono “sistemi”, insiemi di elementi connessi e interdipendenti, che si modificano a vicenda per rispondere con un comportamento all’ambiente in cui operiamo.

Quindi parlare di emozioni senza includere le componenti razionali è un artificio a scopi didattici e di analisi.

Il dialogo appropriato tra emozione e ragione ci può far vivere in modo più sano, sapendo prendere spunto e leggendo meglio quel che accade nelle nostre vite, migliorando noi stessi attraverso le nostre reazioni.

In questo dialogo, due sono i punti cruciali di conoscenza e di crescita: sapere da dove parte un’esperienza emozionale e come farla defluire fino alla sua corretta terminazione.

Conoscere l’innesco ci può aiutare ad anticipare e correggere le situazioni che potrebbero farci troppo male; capire come gestire e terminare un’emozione ci permette di chiudere l’esperienza in modo funzionale, senza strascichi o sospesi che ci tolgono energie e ci rendono troppo suscettibili.

Insomma, partendo dal farci concentrare su “qui e ora”, le nostre esperienze emozionali possono estendere la loro valenza, insegnandoci veramente moltissimo durante tutta la nostra esistenza.