di Fausto Bizzarri

Ho chiuso l’articolo precedente con l’auspicio: “Buon nome e buona relazione”.

Ma perché mai un buon nome potrebbe aprire ad una corretta relazione?

Normalmente chiamiamo i figli per nome quando vogliamo richiamare su di loro attenzione per una comunicazione importante e autorevole.
Diversamente e più facilmente utilizziamo diminutivi o soprannomi dal carattere ludico-affettivo.

Da questo piccolo esempio intuiamo che da come chiamiamo una persona ne evidenziamo anche il tipo di relazione.

Durante i colloqui di lavoro, che spesso svolgo nella mia professione di career coach, cerco di chiamare il candidato/a per nome creando un clima congeniale e socievolmente aperto. La persona nominata e chiamata esprime al meglio le proprie caratteristiche e può cimentarsi nella relazione di interscambio in modo ottimale.

L’etimologia della parola relazione è da ricollegarsi al latino relatio, a sua volta da relatus,  riferire, riportare, stabilire un legame, un rapporto, un collegamento.

La relazione è una manifestazione evidente che in ogni situazione entriamo in rapporto con qualcuno.
Non è possibile pensare di restare per i fatti nostri nel mondo.

Vi ricorderete certamente infatti che il primo assioma della comunicazione postulato da Paul Watzlawick è “NON si può non comunicare.”
Ogni comportamento adottato da noi rileva ed evidenzia un tipo di comunicazione che incide profondamente sul tipo di relazione auspicata in quel momento.

Ad esempio, se in ufficio chiudo la porta e penso di non comunicare con nessuno in realtà sto comunicando ai colleghi, attraverso la porta chiusa, che non voglio essere disturbato.

In ogni secondo della nostra esistenza siamo in relazione e per tanto comunichiamo.

Anche semplicemente decidendo di rispondere più tardi ad un messaggio decidiamo non soltanto la priorità ma anche la relazione.

Proviamo a porci qualche domanda ora:

Quali relazioni vivo?

Mi è noto che alimentando la relazione posso aumentare:

  • conoscenze
  • interscambi
  • opportunità
  • scambio di punti vista
  • stimolare la creatività per lanciare nuovi progetti
  • migliorare la visione a breve e lungo termine

…e in tutte queste opzioni queste possono:

  • fare decollare il mio Business evitare errori di percorso
  • migliorare la qualità della vita
  • mantenere relazioni più sane

Altra domanda interessante può essere: “Quali relazioni servono per facilitare il raggiungimento dei miei obiettivi personali?”

Ci siamo mai posti questa domanda cercando di comprendere se sto dedicando i giusti spazi del tempo per alimentare le relazioni corrette e traguardare così le migliori aspettative di autorealizzazione?

Qualche volta mi sento dire nelle sessioni di coaching che la persona (il coachee) desidererebbe focalizzarsi maggiormente sulla qualità delle relazioni ed essere maggiormente selettivo per evitare di perdere tempo con quelli che a volte vengono chiamati “perditempo”.

La domanda che spesso pongo al coachee è: “mi definisci un perditempo?”

Se credete sia una domanda di facile risposta, provate a rispondere per orientare meglio le vostre relazioni e il vostro tempo.

Buona risposta.