di Giuseppe Greco

Gestione delle emozioni attraverso un approccio Comportamentale

Lo spirito di ricercatore è stato il filo conduttore (e lo è tuttora) della mia attività professionale, dalla laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova nel 1975 ai diversi ambienti in cui ho operato. Una volta evidenziate le problematiche, progettavo interventi pratici per produrre i cambiamenti desiderati.

La maggior parte degli interventi riguardavano la gestione delle emozioni che producono un blocco nello sviluppo di una qualità di vita soddisfacente.

La metodica utilizzata è stata quella della Terapia Comportamentale, anche se la parola Terapia non mi è mai piaciuta perché utilizza il modello medico di valutare il malessere umano, io invece da psicologo ed etologo ho sempre letto tali i disagi come espressione di una immaturità emotiva, cui bisognava dare una risposta di ripartenza del processo maturativo.

Emozioni ed espressioni somatiche in situazioni di disagio

Utilizzando un metodo di osservazione etologica, ho posto attenzione alle espressioni somatiche presenti durante la manifestazione di un disagio, rilevando come era particolarmente ridotta la percezione delle tensioni neuromuscolari, associate alle condizioni di sofferenza dichiarate.

Su queste tensioni ho evoluto tecniche di allentamento ricorrendo alle naturali attivazioni neurofisiologiche predisposte a questa funzione.

Le emozioni che inibiscono il procedere armonico delle attività giornaliere vengono spesso autoetichettate, come “carattere”. Tale termine, molto utilizzato perché creduto un dato assoluto, in realtà non ha nessuna evidenza scientifica, ma è funzionale su due piani: non motiva al cambiamento da una parte, e fornisce un potere di controllo conflittuale nelle relazioni sociali dall’altra.

La nevrosi diventa uno scettro di comando a cui tutti gli altri devono sottostare. Restare infelici rendendo infelici gli altri!

Gestione delle emozioni: io posso governare il mio copro!

Scoprire che posso governare il mio corpo e vivere meglio per alcuni è vissuto come spersonalizzazione.

L’abitudine ad avere emozioni conflittuali è l’unica certezza in cui si identifica la persona afflitta da sindrome nevrotica, che ripete “Sono fatto così”.

Lasciare il certo per l’incerto è simile a un lutto, una perdita a cui non si è disposti a rinunciare.

L’osservazione delle proprie reazioni somatiche fino a quel momento ignorate e la constatazione che si può ridurre l’intensità, attraverso pratiche neuromuscolari semplici, suscita una destabilizzazione cognitiva che per lo più incuriosisce in quanto viene stimolato, fuori contesto abituale, l’animo ludico che si nasconde dentro ognuno di noi.

L’accettazione di questa destabilizzazione è il punto di partenza per ripartire alla conquista del proprio territorio interiore, l’unico su cui si può avere il vero dominio.

Questa metodica mi ha permesso di strutturare diversi livelli esperienziali, che hanno indotto, sia in situazioni di gruppo che individualmente, un cambiamento in evoluzione della qualità della vita:

  • Il rasserenato dialogo mente-corpo che fa riprendere l’entusiasmo infantile di sperimentare se stessi.
  • L’ampliamento delle comunicazioni affettive, ovvero il desiderare ed operare per il benessere di chi ci sta intorno: familiari, amici, conoscenti ed estranei.