di Giada Ales

Gli uragani nella vita di una persona gifted sono eventi che lasciano il segno

Quando qualcosa si interrompe, in un processo di realizzazione di un obiettivo di un gifted, lo stop non è mai superficiale, limitato ai soli effetti pratici. In profondità ha inizio la creazione di un altro scenario, alimentato da un costante e implacabile ruminare di pensieri iper critici.

Sono stato troppo lento a rispondere, non mi richiameranno mai!
Non andrà a finire bene, vedrai.
A questo punto non posso chiedere aiuto, sembrerò un vero fallito!
Sicuramente mi ha risposto in quel modo perché si sentiva in dovere di farlo.

Il critico interiore di un gifted ha tante voci, usa parole diverse per ognuno ma i suoi effetti sono simili per tutti: si rimane in un limbo di riflessioni che bloccano tutto, perché ci si convince di essere davvero quei pensieri. Di non saper fare, di non saper essere, di non riuscire a realizzare quello che con tanta determinazione si sta cercando.

Il blocco degli obiettivi e del cambiamento

Nel tempo, questo tipo di approccio definisce le azioni del futuro: si smette di porsi obiettivi (perché dovrei se tanto non sono in grado di realizzarli?), di ascoltarsi (quello che penso non mi ha portato lontano), di mettere se stessi in primo piano (è meglio se la smetto di sognare). Il risultato è una vita a scivolare sugli eventi senza avere più il potere di determinarne la direzione.

E di vero potere si tratta, perché il costante ripensare a come le cose potevano andare, a quali azioni era meglio fare, a come si verrà etichettati dagli altri, logora la fiducia in sé stessi talmente tanto da perdere la capacità di ispirarsi e di ispirare cambiamenti in noi stessi così come nel nostro ambiente.

“Le persone sono come finestre di vetro colorato. Brillano e brillano quando il sole è fuori, ma quando l’oscurità cala, la loro vera bellezza si rivela solo se c’è una luce dall’interno. ” – Elisabeth Kübler-Ross

E quando la luce di un gifted si spenge, può fare più rumore di una porta sbattuta, perché con essa si possono spengere scelte, traiettorie e possibilità di essere profondamente realizzati e felici, fino a perdere interi capitali umani, con tutto lo svantaggio che questo può significare nel tempo.

Come invertire la rotta dopo gli uragani nella vita?

Sonia è una docente che sta attraversando un periodo molto complesso. Da poco ha scoperto di essere una gifted e questo, unito agli eventi dell’ultimo anno e all’inserimento della didattica a distanza nel suo lavoro, l’ha profondamente messa in crisi. Perché se da una parte ha iniziato a dare un senso a tutta una serie di suoi comportamenti, percezioni e intuizioni, dall’altra ha però cominciato a non sentirsi più in grado di sapere davvero gestire le sue lezioni, a sentirsi una insegnante inadeguata e molto meno preparata di quanto, fino a quel momento, aveva creduto di essere. Quando mi ha contattata per un percorso di coaching il suo punto di partenza è stato: dopo tanti anni di insegnamento è la prima volta che penso seriamente di non essere adatta per questo lavoro.

Dopo aver fatto emergere tutti i dialoghi interiori disfattisti con cui stava nutrendo la sua mente da mesi, le è stato da subito chiaro che quel chiacchiericcio non solo non era realistico ma era anche totalmente limitante e che forse non si trattava di cambiare lavoro ma di iniziare a modificare quel processo interiore.

Il primo passo, dunque, è vedere ciò che c’è davvero.

Quello che stai pensando ti sta aiutando a gestire le cose? In che modo questi pensieri ti stanno permettendo di avere potere in questa situazione?

Quando si inizia a vedere davvero dove si è e come i propri pensieri stanno influenzando i comportamenti, fino a far perdere di vista i reali obiettivi, si ha la possibilità di accettare ciò che si è, senza giudizio né critica. E per accettare non intendo la semplice rassegnazione o il rimanere passivi di fronte agli eventi. Significa piuttosto iniziare a vedere dove si snoda e si sviluppa la propria responsabilità e come è davvero possibile metterla in campo. Significa mettere a tacere il giudice interiore per dare voce ad una nuova prospettiva: non possiamo avere il controllo su tutto, ma per fortuna possiamo decidere che una cosa non ci piace, anche se non possiamo cambiarla, senza sentirci in colpa per questo.

Dopo aver visto il funzionamento del suo ruminare, Sonia ha iniziato a rivalutare diversamente i fatti. E questo per lei è stato il momento in cui, per la prima volta, ha compreso come davvero può avere potere nelle sue scelte.

Come posso sfruttare al meglio queste circostanze? Quale pensiero mi aiuterebbe a sentirmi in grado di cambiare le cose? Quale azione mi avvicinerà al mio obiettivo?

Smettere di ruminare le ha dato lo spazio vitale di pensare nuovi pensieri, di rimanere concentrata su quello che viveva osservandolo per ciò che era e non per come temeva, e di imparare a pianificare sulla base di una nuova determinazione, scevra da falsi giudizi e critiche distruttive.

Oggi, a fine percorso, Sonia è una docente che ha preso consapevolezza che non deve sapere sempre tutto, che ci saranno sempre cose che non potrà controllare e momenti in cui potrà ancora sentirsi inadeguata. Ma conosce il suo personale modo di reagire a tutto questo e anche le strategie che le possono consentire di non cedere più alla convinzione di non essere davvero in grado di realizzare a meglio il suo lavoro.

E questo è forse tra i poteri più grandi per un gifted, perché gli uragani arrivano, passano e possono lasciare segni indelebili. Scegliere però di non farsi trasformare da tutto questo e di rimanere ben saldi malgrado gli scossoni significa costruire una fiducia in se stessi che ci fa guardare al fallimento e all’incertezza senza evitarli. Fino ad avere la consapevolezza che se non provi mai ad andare oltre, se non provi a te stesso che sei in grado di pensare di te in altri termini, non saprai mai davvero com’è dall’altra parte.

“Se senti una voce dentro di te che dice ‘non puoi dipingere’, allora dipingi con ogni mezzo e quella voce verrà messa a tacere.” – Vincent Van Gogh