de L’Officina degli Scrittori

Gli scrittori esordienti spesso non godono di buona reputazione, come la categoria degli aspiranti scrittori, e sono guardati con sospetto dagli editor e degli editori.
Si badi bene: hanno anche tante virtù, gli scrittori, ma a volte sono offuscate dai vizi che dimostrano di avere.
Un po’ per “vendetta”, un po’ per mettere in guardia chi è sulla soglia dell’esordio o aspira a raggiungere tale obiettivo, e anche per divertimento, vogliamo scrivere il nostro punto di vista (quello de L’Officina degli Scrittori) su tale fondamentale questione.

Superbia

Il primo peccato di cui può “macchiarsi” uno scrittore alle prime armi. Dalla penna dei superbi escono capolavori!
Possono, per questo, permettersi di non rileggere quello che scrivono e declinare, più o meno cortesemente, l’invito a un editing – perché il testo è già perfetto così.
Possono essere degli spocchiosi insopportabili, tanto da dichiarare di avere uno stile proprio, che altri non hanno (errori di ortografia compresi!).
Possono mostrare la tendenza a sentirsi superiori ai colleghi e, a volte, non si fanno troppi scrupoli nel criticare i grandi nomi della scrittura, magari definendoli “sopravvalutati”.

Avarizia

Alcuni autori avari custodiscono gelosamente i trucchi del mestiere. Si guardano bene dal condividere con i colleghi le loro idee, conoscenze o quello che hanno scoperto nel mondo dell’editoria.
In qualche caso, rivendono a caro prezzo ciò che sanno.
Alcuni sono disposti a pagare un editore pur di vedere il proprio nome stampato in copertina, cadendo in una forma di vanity press e rifiutandosi di migliorare quello che hanno scritto, pagando un editor.
L’avarizia si manifesta nella pretesa che qualcuno corregga a titolo non oneroso il loro testo, perché ciò che ha valore è la loro parola e non il lavoro altrui.

Lussuria

I lussuriosi della scrittura si gingillano con le parole, hanno una cura maniacale per i testi e vorrebbero scrivere trame perfette, frasi ineccepibili.
Rileggono fino allo sfinimento, anche ad alta voce, per sentire il bel suono delle parole che hanno scelto, compiacendosi.
Rifiutano correzioni su ortografia e sintassi, eccedendo in frasi auliche o espressioni eufoniche e cacofoniche.
Le presentazioni sono i luoghi ideali per ascoltare le loro parole, in cui si crogiolano.

Invidia

Il successo altrui è sempre fonte di grande dispiacere e turbamento, per gli scrittori invidiosi. Sono convinti che tutti gli autori che pubblicano con case editrici importanti siano raccomandati o abbiano ceduto a qualche forma di pagamento.
Amano individuare errori nei libri dei colleghi.
Si lamentano spesso di non essere apprezzati quanto dovrebbero e, per questo, possono cadere anche nella trappola dell’avarizia, quando non forniscono informazioni utili ai colleghi scrittori.
Può accadere che, non essendo riusciti a scrivere un buon libro oppure essendo stati respinti da molti editori, si dedichino alla critica letteraria, stroncando il lavoro altrui in una specie di perversa vendetta.

Gola

Scrivono, scrivono, scrivono. Affamati di parole!
Vanno in crisi di astinenza se per un giorno non possono scrivere. Dicono in mille parole quello che si potrebbe dire in dieci.
Sono affamati di parole, con cui si nutrono per poi vomitarle su altri, in una specie di bulimia.
Sono molto attivi sui social, dove scrivono testi lunghissimi in modo che anche altri (così credono) possano attingere alla loro “dispensa” di parole.
Comprano quaderni e penne in maniera compulsiva, manifestando a chiunque il momento di grande ispirazione.

Ira

Difendono se stessi e i loro libri a spada tratta. Reagiscono in malo modo a qualsiasi critica o suggerimento, che sono considerati alla stregua degli insulti.
Non tollerano gli editori che rifiutano i loro testi, definendoli incompetenti, incapaci di comprendere il “genio”.
Se la prendono con i lettori che non li apprezzano. Sono inclini all’ira con tutti quelli che lavorano al loro libro, perché non rispettano il capolavoro che hanno tra le mani!
Durante le presentazioni, o le fiere, appellano con sarcasmo chi ha osato toccare e sfogliare il loro libro, senza acquistarlo.

Accidia

Procrastinano la scrittura e scrivono poche righe alla volta. Inventano scuse per non andare avanti o non contattare gli editori.
Tengono le loro storie ferme per anni, ma la pigrizia si fa sentire solo quando non sono ispirati. Da un momento all’altro possono scatenarsi e produrre pagine su pagine, come veri e propri fiumi in piena.
A volte questo vizio si manifesta con la tendenza a non rileggere, poca voglia di correggere, revisionare o modificare ciò che hanno scritto.
Una volta pubblicato il libro, poi, sentono di avere raggiunto il traguardo e non si preoccupano di fare presentazioni, scrivere articoli o essere presenti sui social per comunicare all’esterno ciò che hanno fatto.