di Maurizia Scaletti

Il pensiero diventa parola e, nel momento stesso in cui avviene la trasformazione, stiamo creando qualcosa.

Facciamo un gioco…

Immagina di essere seduto sulla sponda di un lago di montagna, di osservare lo specchio d’acqua di fronte a te e il panorama che ti avvolge: le cime in lontananza ricoperte di neve, il bosco che si estende oltre il tuo sguardo, i singoli alberi che si innalzano verso il cielo disperdendo i loro contorni tra le nuvole.

Immagina l’acqua, all’apparenza immobile ma sempre viva e in movimento nel suo stesso essere acqua, immagina i suoni e i profumi di questa giornata di inverno. Il freddo pungente ma asciutto rigenera la tua pelle, il sole che colpisce il tuo viso ti fa assaporare una vaga sensazione di tepore e ti fa sentire vivo.

Ora sposti la tua attenzione, la riponi su di te, sulle tue gambe, ben salde e in equilibrio sul terreno; ti chini fino a terra, la tocchi, senti le sue vibrazioni, osservi i sassi bianchi lì intorno a te, ne scegli uno, lo raccogli e lo lanci in acqua. Questo tuo gesto ti riporta a giorni passati, a un altro te, ad altre persone, a momenti di serenità e risate, ed è così che la tua mente inizia a giocare richiamando ricordi e plasmandoli a piacimento, secondo l’emozione prevalente.

All’improvviso la tua attenzione è sui cerchi nell’acqua creati dal tuo lancio: le onde circolari si propagano, si espandono sempre più e dalla loro creazione, per uno strano gioco di luce, emerge lentamente una parola, quella che vuoi tu, quella in cui ti riconosci, quella che ripeti più spesso, quella che hai nel cuore.

Qual è questa parola?

La mia, nel corso del tempo, è stata: silenzio, gioia, casa, dolore, mancanza, unione, forza, coraggio, solitudine, determinazione, condivisione… potrei proseguire per molto tempo e molte altre parole ancora, e credo che lo stesso valga per ognuno di noi.

Mi piace giocare con la mente, mi piacciono le evoluzioni che si possono creare con un semplice esercizio mentale. Mi piace la potenzialità della visualizzazione, che dimostra la capacità umana di racchiudere momenti di vita, parti di noi, esperienze e convinzioni in una sola parola.

Non è incredibile? Non è incredibile che un universo di emozioni, fatti, relazioni, momenti, tempi e spazi possa essere descritto e riassunto da un’unica parola?
È incredibile. Eppure il nostro cervello riesce a farlo, è in grado di dare specifici connotati a un intero periodo di vita con poche lettere messe insieme.

La Teoria dei 3 Orizzonti

Ho recentemente scoperto una diversa modalità di allenare il pensiero a immaginare prospettive differenti e realtà multiple.

Collaborando a un progetto di protezione civile, mi sono, infatti, imbattuta nella Teoria dei 3 Orizzonti, uno strumento semplice e intuitivo per pensare al futuro, utilizzato in ambito sociologico e di prevenzione: aiuta i gruppi a esplorare schemi sistemici per identificare quali dei modelli attualmente dominanti non sono più adatti allo scopo, come le tendenze emergenti possono modellare il futuro e quale azione visionaria è necessaria per spostarci collettivamente verso un futuro sostenibile.

La teoria dei 3 Orizzonti offre un metodo per:

  • individuare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno;
  • capire quali fra questi hanno maggiori possibilità di successo;
  • affrontare l’incertezza e vedere il futuro nel presente.

La connessione tra “riflessione sui futuri possibili” e “creazione della realtà attraverso il linguaggio” mi è apparsa subito evidente, materializzandosi nella mia mente come una scritta lampeggiante a caratteri cubitali!

Il modo in cui vediamo e pensiamo al futuro (ma anche al passato e al presente!), stabilisce le definizioni che diamo alla nostra realtà, influenza il nostro modo di pensare-parlare-agire e crea le condizioni per il verificarsi di quella stessa realtà che abbiamo immaginato.

E qui entra in gioco la figura del coach…

L’uso del linguaggio come “strumento creatore” di realtà, di contesti, di energie, di empatia è un’arte fondamentale nella formazione e nel coaching.

Provate a pensare all’energia che le parole scatenano attorno a noi, parole come combattere, vincere, essere al limite, insoddisfazione, e altre conduttrici di energia completamente opposta, come essere grati, viaggiare, soddisfazione, gioire, ridere, condivisione. Ripulire il linguaggio che abitualmente usiamo è un esercizio fondamentale per la nostra felicità; essere in grado di aiutare gli altri a farlo è un dono che nella nostra professione non può e non deve essere sprecato.

Il gioco del creare pensieri, parole e realtà è a disposizione di tutti, è il gioco più equo e imparziale che possa esistere, ognuno ha le stesse possibilità di allenarsi, provare, fallire, riprovare e vincere. Certamente richiede focus e impegno, energie e concentrazione, costanza e determinazione: non sono forse queste le caratteristiche che fanno di ognuno di noi un potenziale campione?