di Serena Bedini

Il blocco dello scrittore: ansia o libertà di espressione?

Temutissimo tanto dagli autori emergenti quanto dai più affermati, il blocco dello scrittore esiste veramente o è solo una leggenda metropolitana?

Murakami sostiene che non avere idea di cosa scrivere permetta di essere liberi di comporre esattamente ciò che si vuole, lasciando la mente andare per varcare i confini della fantasia.

Trarre forza dalle proprie debolezze è un concetto tipicamente orientale, ben diverso dal modo occidentale di concepire quel momento di sconforto e confusione definibile “blocco” come effetto di stanchezza, di stress, di ansia o di insicurezza.

Poco importa a cosa sia dovuto il vuoto momentaneo che coglie la mente dello scrittore, quel che conta è che spesso diviene il motivo di ritardi nelle consegne agli editori, di frustrazione, di depressione e persino di paura di non ritrovare l’ispirazione giusta per scrivere.

Ritrovare la fiducia in se stessi per superare il blocco dello scrittore

Ricordo che una volta, durante un corso di Scrittura creativa, un mio allievo iniziò ad accusare tutti i sintomi tipici da “blocco dello scrittore”.

Nelle prime lezioni si diceva entusiasta di partecipare e faceva molti interventi a lezione, ma poi non trovava mai modo di svolgere l’esercitazione di scrittura da realizzare durante la settimana di intervallo tra un incontro e l’altro.

Si giustificava dicendo di non aver trovato il tempo a causa della frequenza alle lezioni universitarie o asseriva di essere troppo stanco per gli impegni di studio: ovviamente io gli rispondevo di non preoccuparsi e gli ricordavo che, quando fosse riuscito a redigerli, avrei letto con grande piacere i suoi lavori.

Il tempo passava e gradualmente notavo che il mio allievo si faceva più taciturno: appariva spesso serio, preoccupato e anche la sua partecipazione divenne ben presto meno sentita.

Mi rendevo conto della situazione con dispiacere, cercavo di invitarlo a esprimere le sue idee durante i momenti di dibattito e confronto con gli altri allievi, ma comprendevo che era andato in crisi.

Un pomeriggio, alla fine di una delle mie lezioni, chiese di parlarmi: mi spiegò, torcendosi le mani imbarazzato, di non riuscire a scrivere, di mettersi ogni giorno davanti al foglio bianco per tentare di buttare giù qualche idea, ma di non essere mai in grado di concludere niente di soddisfacente.

Mi domandò come potesse risolvere il suo problema: gli risposi semplicemente di avere pazienza e aspettare. Mi guardò incredulo e io gli sorrisi, dicendogli di avere fiducia in se stesso, doveva solo smettere di forzarsi a scrivere.

Presto avrebbe recuperato sia l’ispirazione sia il desiderio di dedicarsi alla scrittura, ma doveva dare a se stesso il tempo necessario.

Rimase poco convinto e nelle ultime lezioni non lo vidi più.

Ricomparve al corso dell’anno successivo: quando entrai in aula, era lì ad aspettarmi. Mi salutò sorridente e da quella prima lezione in poi non smise più di scrivere.

Il tempo e la pazienza avevano fatto sparire gli effetti del blocco dello scrittore e i risultati di quel periodo di silenzio non tardarono a farsi notare: i suoi racconti furono tra i migliori del corso.

La scrittura è un impulso creativo, è una necessità dell’animo: non scaturisce da forzature o controllo, bensì dalla libertà e dalla dedizione.