Di Rosa Gargiulo

L’ambizione e un po’ di fortuna sono cose che possono essere di molto aiuto per uno scrittore, se ce l’ha. Troppa ambizione e poca fortuna, se non proprio scalogna, possono rovinarlo. Ma soprattutto bisogna avere talento.

Raymond Carver

Credo che sia fondamentale e necessario fare un po’ di chiarezza sull’uso del termine Talento, in generale e soprattutto nel caso della scrittura.

Le parole hanno un significato ben preciso, definiscono e delimitano i “confini” di concetti, idee, eventi, emozioni, sentimenti… e molto altro.

Talento non è Intelligenza

Il termine Talentoè utilizzato spesso, fin troppo, erroneamente. Si associa all’intelligenza, per esempio.

Ma tra i due concetti c’è un’enorme differenza, sostanziale e formale: l’intelligenza è il complesso di facoltà e abilità, psicologiche e mentali, che ci consentono di comprendere e spiegare concetti, eventi, fenomeni, elaborando e strutturando un pensiero astratto, originale e personale, condivisibile e comprensibile dagli altri.

Il talento è una capacità innata, una disposizione d’animo che si manifesta attraverso particolari forme comunicative, espressive e soprattutto artistiche.

L’intelligenza nasce con noi e da noi è sviluppata, ampliata, nutrita e “allenata”. È per questo che possiamo stabilirne diversi gradi e definire, spesso in maniera inadeguata e socialmente riprovevole, ma purtroppo vera, alcune persone “più intelligenti” rispetto ad altre.

Essere buonisti non serve e non aiuta, ma è un dato di fatto che non siamo tutti intelligenti allo stesso modo, perché purtroppo (e lo sottolineo) non siamo stimolati e facilitati in maniera uguale. In pratica, ci “alleniamo” in maniera diversa, a volte decisamente inadeguata, spesso non per nostra colpa.

Il risultato è che ci sono intelligenze di diverso grado.

Se consideriamo, poi, che l’intelligenza è definita come la capacità di adattarsi al contesto sociale e culturale, e che rappresenta il risultato di un’operazione in cui si sommano le caratteristiche genetiche a quelle ambientali, si capisce bene come ci siano persone più fortunate di altre, quindi persone che sviluppano (e sono aiutate a farlo) una capacità di adattamento maggiore, con annesse capacità di comprensione, interpretazione, interazione, comunicazione e relazione.

Per quanto riguarda il talento, il discorso è diverso e, sicuramente, ancora più duro e cinico.

Il talento non nasce con noi. Anzi, non nasce con tutti!

Tanto per capirci: nasciamo tutti intelligenti. Non nasciamo tutti talentuosi.

Il talento non rientra in una delle categorie individuate dalle intelligenze multiple.

Possedere un’intelligenza creativa, artistica, espressiva, non è sinonimo di talento.

Potremmo definirlo come una scintilla, che non si accende in tutti. E, a differenza dell’intelligenza, il talento non ha bisogno di essere “allenato”.

Perché c’è o non c’è. E, quando c’è, basta a se stesso.

In campo letterario, l’intelligenza linguistico/comunicativa non è sinonimo di talento.

Saper scrivere, e saper scrivere bene, non vuol dire avere talento.

Abbiamo molti buoni scrittori ma pochi talenti letterari.

La tecnica si impara e si affina, le idee possono arrivare, improvvise, a “ispirare”; o possiamo “rubarle” in giro (dico sempre che gli scrittori sono ladri di storie); possiamo scrivere utilizzando mille espedienti, più o meno corretti … ma se non c’è talento, resteremo scrittori (magari buoni) ma non diventeremo “maestri”.

Il genio letterario è altro. Travalica la tecnica, anticipa le cosiddette ispirazioni, non ha bisogno di rubare storie in giro.

Il talento letterario crea.

Gli scrittori di talento hanno studiato, e non smettono mai, ma si lasciano i “maestri” alle spalle, superandoli.

Non hanno bisogno di imitare.

Spesso, il talento letterario non ha neanche bisogno di conoscere i “maestri”, perché in maniera innata, istintiva, spontanea, crea la propria strada.

Forgia personaggi, delinea luoghi, individua situazioni, crea eventi, plasma sentimenti ed emozioni.

Non basta essere intelligenti (e non serve essere “molto” intelligenti), non è sufficiente essere ambiziosi, nutrire un sogno, cercare di conoscere le persone “utili”.

Se non si ha talento, ci si dovrà accontentare di nuotare con gli altri.

Dico spesso, e lo ripeto adesso, che tutti hanno diritto di scrivere. Ed è così, ne sono convinta.

Abbiamo tutti diritto a raccontare storie, condividere idee e pensieri, riflessioni, ricerche e altro.

Il diritto all’espressione libera e alla comunicazione è inalienabile.

Ma, se è vero che abbiamo tutti questo diritto, non è altrettanto vero che possiamo esercitarlo in maniera arbitraria e superficiale.

Se tutti hanno diritto di scrivere, non tutti hanno diritto di pubblicare.

E, tra tutti quelli che scrivono (e pubblicano), quasi nessuno possiede talento!

Sono cattiva, lo so.

Ma qualcuno dovrà pur cominciare a esserlo.

Possiamo, e dobbiamo, scrivere. Perché è bello, è terapeutico, è utile, è divertente, è dilettevole … e potrei continuare.

Ma, se vogliamo pubblicare, dovremmo consegnare le nostre parole a chi, in maniera professionale e oggettiva, ci possa consigliare di farlo, o meno.

E, se arriviamo a pubblicare, dovremmo poi circondarci di persone, professionali e oneste intellettualmente, che ci facciano comprendere che siamo “buoni scrittori” (ed è già tanto, di questi tempi!), ma, magari, non siamo “geni”.

Il talento letterario non è un obiettivo raggiungibile. Semplicemente perché non è un obiettivo, ma una condizione di partenza.

Contrariamente all’intelligenza, non è per tutti.

Possiamo sperare di diventare più intelligenti ma non più talentuosi.

Questo non significa che dobbiamo smettere di scrivere, o di pubblicare.

Spesso, chi ha talento non si trova sugli scaffali delle librerie!

Accontentiamoci di essere bravi con le parole, di saper mettere insieme uno storyboard che ci consenta di scrivere il nostro romanzo, trovare un editore, pubblicare e avere dei lettori. Penso che possa bastare…

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