di Marzia Dazzi

C’era una volta il Talento, bello, luminoso e un po’ folle. Questa sua temerarietà faceva paura a tanti, così gli avevano detto di stare il più possibile nascosto, di non farsi vedere troppo in giro.

Lo avevano convinto di non essere un granché e gli avevano detto che la sua forza era debolezza, che i suoi occhi lucidi di gioia ed entusiasmo, sembravano tristi, che le sue idee erano eccessive e inopportune. Così a poco a poco l’invito a rimanere confinato e celato, divenne una rassicurante abitudine, la sua voce chiara e squillante, diventò un sussurro. Lo persuasero che la cosa più importante che doveva fare era rispettare le regole, questo era il suo compito!

Ma il Talento non era nato per omologarsi, sussurrare e rispettare le regole … diventò man mano sempre più cupo e malinconico. Il tempo passava e le sue condizioni peggioravano ogni giorno di più…

In una giornata tanto fredda quanto nebbiosa, ormai ridotto allo stremo, realizzò che quel suo silenzio non giovava a nessuno e che, in una condizione come quella, più che mai la sua luce sarebbe stata utile.

Fu così che con un colpo di coda, si fece largo tra la Modestia e l’Umiltà e corse incontro alla prima Opportunità che passava di lì. Non si sa se al primo tentativo l’incontro tra i due produsse grandi cose, ma quel che sicuramente accadde è che, a forza di colpi di coda, il Talento acchiappò più di un’Opportunità e da alcuni di questi incontri nacquero autentici capolavori.

Talento nascosto e consapevolezza

Credo che ciascuno di noi sia portatore di talenti, grandi o piccoli che siano, ma spesso non siano espressi perché ne manca la consapevolezza. Per alcuni di noi rimangono tesori nascosti a lungo, o addirittura non si manifestano per nulla.

Questa condizione di difficoltà di accesso e di espressione dei propri talenti, solitamente non è a costo “zero”. Se, quando possiamo esprimere i nostri talenti, ne nascono spesso grandi imprese, è pur vero che quando sono inespressi o addirittura “compressi”, una sofferenza più o meno grande è inevitabile.

Talenti nascosti e “bravi maestri”

Nel nostro percorso di vita, raramente incontriamo dei “maestri” che ci aiutino a riconoscere e valorizzare queste doti.

Talvolta i primi scogli si incontrano già nel percorso scolastico, nel quale sono richieste “prestazioni” standard e i più bravi sono coloro che riescono ad adeguarsi maggiormente. Non sempre le scuole, per come sono strutturate o gli insegnanti, per sensibilità e formazione, riescono a far emergere in ciascuno quello in cui eccelle.

Quindi le possibilità di individuare i propri talenti da bambini o ragazzini sono scarse quanto fortunate. Dato che alcuni talenti non si inscrivono nelle richieste didattiche, non solo non trovano risposta, ma sono apertamente osteggiate. L’insegnante, purtroppo, non è tra le professioni più valorizzate e gestire ciò che esce dagli standard può essere percepito come più oneroso, difficile quand’anche controproducente.

E i genitori? Anche questi ultimi, il più delle volte non possiedono i mezzi per essere di aiuto, oppure confondono i talenti dei loro figli con la proiezione delle loro aspirazioni.

La professione che vorrei…

Nel percorso professionale, le cose cambiano solo in parte; coloro che riuscivano molto bene in ambito scolastico, solo qualche volta sono gli stessi che portano avanti una brillante carriera. Più frequentemente entrano in gioco altri fattori legati principalmente alle abilità relazionali.

Anche nella professione, non è facile trovare dei maestri o comunque delle condizioni che ci permettano di tirare fuori i nostri migliori talenti.

La prima condizione, affinché ciò avvenga, è che la persona svolga una professione per cui è “tagliata” e possibilmente la ami… Qui, sullo spigolo più alto della piramide, ci sono le persone che del loro talento hanno fatto una florida opportunità lavorativa. Sono coloro che, al lavoro, si divertono e passano molto del loro tempo professionale in stato di “flow”.

Se il talento, nella storia di ciascuno di noi, trova spesso buoni motivi per rimanere nascosto, è pur vero che diventa fondamentale, riuscire a “scovarlo” ed esprimerlo per vivere meglio, più soddisfatti e appieno.

Da adulti questa ricerca, trova facilmente una serie di ostacoli che noi stessi ci poniamo, quando non intervengono gli altri o i condizionamenti sociali ma, quando riusciamo in questa impresa, è un po’ come se ci mettessimo le ali.

Impariamo ad ascoltarci per scoprire il nostro talento nascosto

Ritengo che gli strumenti per riuscire ad affrontare al meglio questi ostacoli siano: l’ascolto profondo di sé, la fiducia in se stessi, il coraggio e la capacità di non arrendersi di fronte ad ostacoli e insuccessi.

Tutto ciò passa attraverso una fondamentale palestra: quella del fallimento. Può sembrare una contraddizione, ma proprio chi ha imparato a fallire ed è rimasto “vulnerabilmente” in questa condizione il tempo adeguato a ricavarne i preziosi insegnamenti, è nella condizione migliore per fare appello ai propri talenti.

Nel crudo e pungente vuoto che lascia per un po’ il fallimento, dopo aver scavato dentro di sé alla ricerca di risorse, è più probabile riuscire a trovarle. Un po’ come la noia è l’anticamera della creatività.

Spesso si trova associata la parola “fallimento” a “successo”. Penso che sia limitante pensare in questi termini, perché il concetto di identificazione ed espressione dei propri talenti è un grande viaggio che molto probabilmente porta al successo, ma non è l’unica esperienza che riserva questo processo di scoperta. L’associazione del concetto di “fallimento” a quello di “talento”, va oltre la nozione di “successo”, toglie dalla smania di raggiungere subito i risultati e può predisporre a un atteggiamento più resiliente.

Il focus è sul valore personale e non sull’arrivare primi, poiché chi arriva primo non è sempre il più talentuoso, ma può, in alcuni casi essere semplicemente più fortunato.

Verso il successo!

Il talento, per diventare successo, ha bisogno della capacità di saper cogliere e mettere a frutto le opportunità. Senza opportunità il talento rimane un’entità astratta, un potenziale che attende di essere realizzato. Ecco perché il talento ha bisogno di coraggio, curiosità e piacere della scoperta.

Come può essere “scovato” il talento, che tenderebbe a rimanere nascosto, nella vita di ciascuno di noi? Credo che la risposta, indubbiamente scomoda, sia rallentando e fallendo.

Ebbene sì, nella frenesia del fare, di arrivare, di superare gli altri, si rischia di perdere di vista l’essere, e nell’ansia di non sbagliare, si perde l’opportunità di imparare qualcosa di più sulle proprie risorse.

Il talento è come un fiore delicato, fiorisce in un terreno dissodato, con calma, cura e rispetto.

Marzia Dazzi - 78PAGINE

Marzia Dazzi

Laureata in Psicologia del Lavoro e delle organizzazioni presso l’Università degli Studi di Padova e iscritta all’albo professionale degli psicologi del Veneto, dal 2001 lavora come libera professionista nell’ambito delle Risorse Umane, in area soft skill.

Le principali attività sono il Coaching e la Formazione Manageriale. Talvolta si è occupata di Bilanci di Competenze, Selezione del personale e Assessment. Collaboro con società di Consulenza, Formazione e Coaching, su tutto il territorio nazionale.

E’ stata per anni la Referente per le Risorse Umane in una media azienda, occupandosi principalmente di sviluppo e selezione del personale. Ha conseguito un Master in Coaching ad indirizzo Ontologico Trasformazionale.

www.questionedicoaching.com