di Marco Casula

Sull’intelligenza c’è senza dubbio una vasta letteratura. Quello che sappiamo di certo è che l’intelligenza, avendo a che fare col pensiero, è una qualità del nostro cervello e il cervello è un sistema complesso di cui l’intelligenza è una proprietà cosiddetta emergente.

Ma cos’è un sistema complesso? E’ l’insieme di tante piccole parti tra loro variamente interconnesse in modo tale da formare una totalità. Ciò vale per le società in genere, per l’economia, per i sistemi politici, la fisica, la chimica, la terra, la galassia… o per un formicaio!

Se osserviamo il comportamento di una singola formica (o di un singolo neurone) non riusciamo, né possiamo dedurre il funzionamento di tutto il formicaio (cioè del cervello). Non è immediatamente deducibile.

A questo punto possiamo dire che l’intelligenza è una proprietà intrinseca del nostro cervello che è data dal fatto che i neuroni interagiscono tra di loro.

Intelligenza Convergente

L’intelligenza è la proprietà emergente di quel sistema complesso che è il nostro cervello: dunque mente e pensiero. Il pensiero è quello calcolante che risiede nella regione del cervello dove si formano le nostre mappe cognitive, cioè le modalità attraverso le quali conosciamo il mondo e le nostre mappe emotive, ossia le modalità di apprendimento dei nostri sentimenti.

Nel pensiero calcolante la ragione esercita il suo dominio e l’essenza di questo concetto, in estrema sintesi, è uscire, attraverso la razionalità, dallo scenario delle qualità e arrivare alla determinazione quantitativa delle cose.

È razionale ogni cosa che riduce il suo ordine naturale alle ipotesi matematiche. Questo è il Pensiero Convergente, ossia quella modalità di espressione al massimo grado di un’intelligenza che risolve i problemi a partire da come i problemi sono stati impostati.

Così è per l’educazione, così è per i programmi informatici (software), per i programmi scolastici, per i piani aziendali, economici o i modelli matematici di meteorologia eccetera.

Ed ecco le conseguenze:

  • Prima conseguenza di questa modalità è il conformismo, ci abitua al conforme (qui invadiamo un altro campo di gioco e lasciamo l’argomento).
  • Altra conseguenza di questa modalità di pensiero, nella nostra epoca più recente, è la cosiddetta logica binaria (Vero/Falso – I/0 – Acceso/Spento) che spiega il successo dei quiz o dei test in molti campi, influendo sulla nostra cultura, sui concetti di verità, libertà, identità, eccetera. Così come agisce sul nostro modo di pensare o esprimerci, spiega la difficoltà a enunciare pensieri più complessi che hanno bisogno di una maggiore articolazione di linguaggio, al venir sempre meno delle capacità di analisi e sintesi nell’esporre un’opinione, o della povertà o dell’incapacità argomentativa.

A questa modalità si accompagna l’Intelligenza Divergente.

L’intelligenza Divergente

Poiché viviamo nell’epoca del massimo sviluppo del pensiero calcolante, questa modalità è mortificata nelle sue espressioni. L’Intelligenza Divergente scompagina i termini delle questioni, risolve i problemi capovolgendo tutte le impostazioni date e cerca le soluzioni ribaltando lo scenario e creandone di nuovi.

È il campo di gioco dei bambini (che insieme ai matti non hanno ancora o non possono avere un pensiero calcolante), dei poeti, degli artisti, dei creativi, degli innovativi o dei geni in ogni campo del sapere o delle professioni in genere.

Scoperte scientifiche, innovazioni tecniche e tecnologiche, capolavori artistici non sarebbero stati possibili (e non lo saranno) senza il pensiero divergente.

Pensiamo a un artista, un pittore o uno scrittore qualsiasi. Crea, con forma e contenuti, un’opera cosciente di sé, rovesciando gli schemi consolidati, rompendo i modelli precedenti, pur avendo in sé una rete di rimandi culturali, che la costituiscono. Anticipa il tempo e produce il nuovo.

Marco Casula

Marco Casula

Nato a Nuoro nel 1950. Gli studi universitari in Scienze Politiche, due figli e un impiego da funzionario negli uffici del Ministero del Lavoro hanno occupato gran parte della sua vita, insieme all’impegno politico e istituzionale durante la giovinezza.

La scrittura è stata una scoperta maturata a cavallo tra la fine dell’attività lavorativa e il pensionamento. È stata il naturale evolversi di un percorso formatosi attraverso le letture dei classici filosofici, politici e storici e della grande letteratura.

Le sue prime pubblicazioni sono avvenute grazie a Il Sardegna, quotidiano del capoluogo sardo ora cessato che, a partire dal 2006, ha ospitato cinque miei racconti brevi inediti.

Nel 2005 ha pubblicato il mio primo romanzo Le strade perdute, edito da Montedit, poi pubblicato col titolo di Fratelli di storia nel 2017 da Intrecci Edizioni. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo La maschera sotto la neve con Leone Editore. Scogliere d’ombra, edito da Intrecci Edizioni, è uscito nel 2020.

Nell’antologia del 2011 della casa editrice Leone, Ti volevo dire…, è presente il racconto breve Giugno e in quella del 2019 di Intrecci Edizioni, Nero Natale, il racconto Quel che fu senza luce.