Non sono le scelte obbligate che ci tengono in vita, ma il decidere, anche in situazione non sempre chiare, di fare o non fare una certa cosa.

Che cosa significa per te il termine “scelta”?

La scelta per me si manifesta quando si arriva ad esprimere una preferenza nel voler fare od ottenere qualcosa, superando quei timori che spesso ci portano a volerci sottrarre ad una decisione, se prima non siamo certi che sia la migliore, la più adatta o la più conveniente di altre. Ma a volte, anche rimanere nel dubbio può costituire una scelta.

Ciò che sta alla base di ogni scelta consapevole, in linea col proprio sistema di valori, con le proprie attitudini, capacità e interessi, è una scelta ragionata ispirata anche dal cuore, la quale ci consente di determinare il momento migliore per agire con proprio vantaggio.

Che cosa rappresenta la scelta?

La prima cosa che mi viene in mente è “libertà”: essere completamente autonomi e padroni di se stessi, sapendo scegliere con piena coscienza che cosa può portare equilibrio nella nostra vita.

Considero questo un valore molto prezioso, da coltivare, ogni volta che prendiamo una decisione che riguarda il nostro lavoro, una relazione importante, la partecipazione alla vita sociale, che non sia obbligata, ovvero condizionata da ragioni di necessità, da mancanza di alternative, sentendoci costretti ad accettare quella che diventa l’unica soluzione possibile.

Con quale metafora parleresti di scelta?

Parlo spesso di questa facoltà a chi incontro nel mio lavoro usando questa metafora, che dal mio punto di vista ha una forte carica espressiva: quella del bivio, dell’incrocio di strade.

Mi capita a volte, viaggiando in autostrada, vedere auto che si fermano improvvisamente in prossimità di uno svincolo, davanti ad uno spartitraffico, perché chi è alla guida non sa che direzione prendere. Sappiamo bene che ciò costituisce un pericolo o un intralcio che può mettere a rischio la propria vita o quelli di altri automobilisti. In quel momento viviamo un dilemma: qual è la strada giusta da prendere? Meglio andare a destra o a sinistra?

Fare una scelta costa fatica, ma se non impariamo a fronteggiare e superare questo dilemma, difficilmente attiveremo un cambiamento, faciliteremo l’apprendimento e impareremo a decidere che strada prendere. Proviamo a caricare dentro il bagagliaio una buona dose di fiducia nelle nostre capacità.

Un’altra metafora per trattare il tema della scelta…

…il gioco degli scacchi, poiché ti allena a definire una strategia, ad affrontare con calma ogni mossa e a stare in silenzio. Nella realtà di tutti i giorni, oltre a tener conto di tutti i vincoli pratici, dobbiamo aprirci anche a nuove possibilità per fare la scelta migliore, dopo aver studiato bene tutte le probabili mosse.

Ma una partita a scacchi è anche un gioco un cui puoi rimanere intrappolato se non sai gestire in modo efficace le tue emozioni, se incontri difficoltà di concentrazione e non poni particolare attenzione nello scegliere la mossa da fare. Lasci spazio e campo libero al tuo avversario per vincere la partita.

Spesso incontro nel mio lavoro persone in difficoltà nel fare una scelta, poiché si sentono minacciate da una serie di fattori che sfuggono al loro controllo, come se fossero sotto scacco. In senso figurato, ciò può significare solo una cosa: la paralisi emotiva. In quest’ultimo caso, per quanto si tenti di fare una scelta, si teme di andare incontro ad un fiasco o ad una pesante umiliazione; si preferisce restare in una situazione di stallo, di inerzia, di indecisione, confidando sul fato o sulla bontà del destino per cambiare e rinunciando ad essere il regista della propria vita.

Che cosa si fa in caso di “paralisi emotiva” di fronte a una scelta?

La difficoltà nel gestire i nostri stati emotivi quando ci troviamo di fronte a scelte determinanti nella vita abbiamo visto che può portare ad uno stato di immobilità, dove non c’è possibilità di sviluppo della persona.

In questi casi è fondamentale prestare attenzione a come noi guardiamo al mondo, sia dentro sia fuori noi stessi, ed allenare quei processi cognitivi come l’autoefficacia, la quale agisce positivamente sulla carica e l’energia che poniamo nel fare delle scelte e ci supporta nel perseguire i nostri obiettivi. Ribadisco un concetto: siamo i padroni della nostra vita e delle convinzioni che abbiamo su di noi, le quali possono spingerci a esprimere tutto il nostro potenziale, quando caratterizzate dalla fiducia in noi stessi e dall’autostima, ma possono bloccarci, limitarci o farci compiere delle scelte obbligate quando rimaniamo ancorati a schemi mentali ricorrenti, abitudini che danno sicurezza, che costituiscono una certezza o riempiono dei vuoti, impedendoci allo stesso tempo di trarre il massimo dalle conoscenze e risorse possedute. Per spezzare questo circolo vizioso dobbiamo partire da un punto: decidere di decidere.

Come si allenano le persone a decidere di decidere?

Anzitutto dobbiamo scegliere cosa vogliamo veramente, che traguardo vogliamo raggiungere, quale scopo perseguire. Ciò che dichiaro non deve essere troppo ampio, confuso e generico: più rendo specifico, chiaro e determinato il mio obiettivo, più mi alleno a sviluppare un comportamento destinato a diventare una naturale disposizione.

Scegliamo ad esempio un posto tranquillo, dove rumori e disturbi siano assenti. Sediamoci e chiudiamo gli occhi e, prendendo contatto con noi stessi, proviamo a chiederci “Cosa devo risolvere per andare avanti in questa situazione?”. Poi semplicemente restiamo in ascolto della nostra voce interiore, senza controllare o giudicare i nostri pensieri. Potremmo scoprire che, in realtà, non ci sono solo poche alternative, le quali spesso ci fanno sentire come fossimo in gabbia, ma esistono tantissime altre strade possibili da percorrere, dove trovare la risposta che stiamo cercando.

Decidere di decidere è in sintesi un atto di libertà, che ci porta a fare la scelta migliore, quando cominciamo soprattutto ad escludere tutte quelle azioni che sono egualmente possibili, ma meno buone e proficue per noi.

Quale cambio di paradigma devono fare le persone per vivere in modo consapevole le proprie scelte?

Un cambio di paradigma che può rendere più facile il modo in cui affrontiamo le scelte si sviluppa a partire dall’assegnazione di nuovi significati alle esperienze che abbiamo fatto fino ad oggi. Su un tema come il lavoro potrei, ad esempio, iniziare col chiedermi “cos’è per me fallimento” piuttosto di “cos’è per me successo”, scoprendo significati che rivelano qualcosa di me, fino ad esasperare la mia attenzione, col risultato di capire meglio cosa voglio o non voglio, cosa posso o non posso, cosa devo o non devo fare. In pratica devo arrivare a comprendere chi sono, qual è il mio scopo nella vita, prendendomi lo spazio per realizzarlo, nel rispetto di me e di chi mi sta attorno.

Vorrei anche sottolineare l’importanza di crearsi delle regole all’insegna dei propri valori, poiché queste ci guidano nel valutare con attenzione, pazienza ed equilibrio le varie possibilità che abbiamo, facendoci acquisire saggezza. Proviamo, quindi, a cambiare schema di pensiero e considerare la disciplina non un obbligo, ma un modo per uscire da situazioni non sane e portare alla felicità di aver fatto la scelta migliore, coerente con quella che è la nostra vera natura.

Leonardo Ciprian

Laureato in Psicologia all’Università di Padova è approdo al Coaching, dopo aver frequentato un Master riconosciuto dalla International Coach Federation (ICF) ed essersi accreditato presso la stessa associazione come Associate Certified Coach (ACC™).

I temi che ha trattato maggiormente in tutti questi anni sono collegati a una gestione più efficace della comunicazione nelle diverse situazioni di lavoro, che vanno dalla negoziazione ai rapporti tra il vertice aziendale ed i collaboratori, fino allo sviluppo di una leadership funzionale al raggiungimento di un obiettivo comune, affiancando imprenditori e manager in percorsi di gestione del cambiamento nella loro Azienda.

E’ co-fondatore de “Il Viaggio Trasformativo verso la leadership – Metodo Binario per Condurre l’Azienda all’Eccellenza”assieme al dott. Giorgio Barbon con l’obiettivo di guidare i Gruppi Primari a migliorare le proprie prestazioni, favorendo un orientamento continuo all’Eccellenza, sia nella Persona sia in Azienda.