Nel numero 8 di 78PAGINE, nella tua intervista, dici la tua sul Talento… e sul talento di Stefano Vega, il commissario protagonista dei tuoi libri.

Del commissario Vega racconti che – cito la tua intervista – “suona il pianoforte ma senza talento, possiede una buona tecnica e niente di più. Dispone di un certo talento come tiratore con la pistola […] ha un grande intuito, una dote innata, […] che gli permette di vedere oltre la coltre nebbiosa dell’animo umano…

Questo commissario Vega com’è?

Vega è un uomo nel pieno della maturità, poco più che quarantenne. E’ noto per essere un poliziotto dotato di grande istinto investigativo, ironico, cinico, guascone, anarcoide, con un certo sex-appeal, melomane, irrispettoso delle regole, capace di scendere a patti con la malavita e di sporcarsi le mani, poco etico ma certamente onesto e con un radicato senso della giustizia. È innamorato della sua Torino che sa cogliere negli angoli più magici, dolenti, affascinanti e romantici. Francesco Caltagirone, critico de “Buscadero” lo descrive, e mi piace molto, come “un cacciatore d’istinto, cane sciolto sull’altalena della legalità, scarta, devia e resta in piedi”. Comunque, sulla quarta di copertina del primo romanzo c’ è una descrizione che ne restituisce benissimo alcune caratteristiche: “Vega non era un uomo propenso al rancore, ma quando odiava lo faceva per bene, con il cuore. Attendeva un’occasione e l’attendeva da tre anni, sette mesi, sedici giorni e qualche ora”. E nonostante ciò, è pervaso da una profonda umanità, soprattutto nei confronti dei più deboli.

Che cosa speri per il tuo commissario Vega?

Spero che piaccia ai lettori e che sappia entrare in sintonia con loro, raccontando un mondo sospeso tra realismo quotidiano, valori autentici, scarti etici ma talvolta necessari, debolezze umane e riequilibrio, almeno nello specifico della storia, di una forma di giustizia. Come sogno, beh… non mi dispiacerebbe vederlo al cinema o in televisione. La scrittura è molto cinematografica, ricca di dialoghi serrati e l’azione scorre senza tregua. Il mix perfetto per le trasposizioni cinematografiche o televisive. È sempre importante coltivare un sogno che appartenga più alla sfera del possibile che a quella del probabile.

Come hai deciso di diventare scrittore di gialli/noir?

È un’esperienza attorno alla quale gironzolavo da anni. Poi, appunto come giornalista, scrivo da qualche decennio. Ci pensavo spesso ma non mi ritenevo pronto, non ancora all’altezza. A un certo punto, è scattato qualcosa dentro di me e ho intrapreso questo bellissimo viaggio e i suoi rischi. È subito andata bene perché la prima avventura del commissario Vega (“Indagine di sola andata”) ha avuto successo, superando le 4.000 copie vendute. Non me lo aspettavo proprio. Visto il risultato, ho pensato a una seconda indagine (“Suicidi al sorgere del sole”) che sta andando benino. Quest’ultimo è stato pubblicato da Intrecci Edizioni che, in primavera, ristamperà anche “Indagine di sola andata”.

La tua narrazione risente di influenze letterarie, cinematografiche o televisive?

È naturale, per uno scrittore alle prime armi, risentire dell’influenza di quanto letto nella vita o visto al cinema. Penso che i padri letterari di Vega siano il Marlowe di Chandler, il commissario Montale di Izzo e tutta la generazione moderna, in particolare il “noir mediterraneo” che, a differenza di quello americano, non disdegna la realtà sociale. Aggiungo che vi è anche qualche incursione, nel secondo romanzo, nel realismo magico così caro ai sudamericani. Per quanto riguarda il cinema, di certo tutto l’hard boiled, alcuni topoi del western, magari anche certi eccessi alla Callaghan e la ventata tarantiniana. In merito alla televisione, invece, diciamo che alcuni elementi del mondo di Vega sono presenti in serie come “Person of interest” e “Chicago Pd”. L’importante è fare tesoro del proprio bagaglio culturale e di rielaborarlo in modo originale e capace di portare qualcosa di nuovo e soprattutto di coinvolgente nella testa dei lettori.

In bocca al lupo a te, Antonio, e al tuo commissario Vega!

Antonio Infuso

Nato a Torino da genitori siciliani, si laurea al DAMS (indirizzo cinema). Da oltre 25 anni è responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione di un ente pubblico e direttore di un mensile locale. Appassionato di cinema, musica, pittura, lettura e di sport, sia come spettatore sia, in passato, come praticante, con discreti risultati nell’atletica leggera e nel calcio. Il suo primo romanzo con protagonista il commissario Vega, “Indagine di sola andata”, è uscito nel 2015 registrando lusinghieri risultati di vendite. Il secondo, per Intrecci Edizioni, è andato alle stampe nella primavera del 2018. Nel frattempo, ho scritto un paio di racconti brevi per alcune raccolte edite sempre da Intrecci Edizioni; l’ultima “Nero Natale” vede un mio noir: “La casa degli spettri”.

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