“Nelle differenze si trovano la forza e la resilienza che determinano la stabilità del sistema.”

Che cosa vuoi raccontare di te?

Dopo la scuola pubblica in Germania ho viaggiato per lungo tempo. Il tempo vissuto, ad esempio, in Australia e in Costa Rica, mi ha fatto riconoscere la natura come l’insegnante più autentica ed efficace in quel mio tratto di vita. Questo profondo sguardo e analisi interiore, (Effetto Biofilia) hanno risvegliato il desiderio di apprendere e di studiare Scienze Naturali ed Ecologia. Durante i cinque anni di studio e due come ricercatore e docente, ho ritrovato la passione per l’insegnamento e per la facilitazione esperienziale dell’apprendimento.

Che cosa è l’effetto Biofilia? In che modo è stato importante per il tuo apprendimento?

A scuola, in Germania, ho conosciuto alcuni lavori di Erich Fromm, che connota il termine biofilia, come “amore, passione, fascino verso ogni altra forma di vita in natura”. Edward Osborne descrive la biofilia come “l’innata tendenza a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affievolirsi emotivamente”.

Da ecologo mi spingo a dire che ogni gruppo lavorativo o azienda potrebbe imparare moltissimo dalla natura. Credo che nessuno possa mettere in discussione la forza e il successo della natura.

Perché sei diventato un formatore e continui a esserlo?

Dopo diversi “capovolgimenti” pedagogici, indotti dalla profonda connessione e riflessione sulla natura e lo studio dell’ecologia, mi sono iscritto alla facoltà di Scienze della Formazione e ho intrapreso diversi percorsi di studio e formazione come Educatore Esperienziale e Educatore Outdoor, concludendo l’iter formale di formazione in Germania con la specializzazione nell’uso delle corde alte e basse, nell’educazione e formazione all’aria aperta. Ho passione per l’insegnamento e per la facilitazione esperienziale dell’apprendimento.

Che cosa è per te la formazione esperienziale?

Per me formazione esperienziale significa in gran parte andare fuori, non solo nel senso di vivere esperienze all’aperto, ma anche (e soprattutto) nel senso di uscire dalle proprie zone di comfort, cioè andare oltre i propri schemi di pensiero e comportamento, dai limiti di punti di vista assodati e ritenuti imprescindibili, sia in campo educativo e pedagogico, sia in quello più ampiamente umano. Vorrei facilitare e accompagnare le persone in esperienze che permettano di affacciarsi oltre i pregiudizi pedagogici esistenti e scoprire il grande valore del learning by doing, di come funziona, quali sono i principi e che tipo di crescita stimola nell’essere umano. Negli ultimi cinque anni offro, quindi, dei percorsi di formazione in cui l’Outdoor è proposto e vissuto come una risorsa multidimensionale, che permettere di scoprirsi e crescere sotto molteplici prospettive.

Che cosa c’è d’importante per te nella formazione?

Fare formazione è uno scambio, un dare e ricevere. E’ essenziale imparare a mettersi in ascolto, prima ancora di imparare qualcosa di nuovo; risvegliare in noi capacità percettive sensoriali e di attenzione, fino ad affinare una capacità di contatto con la natura che fa emergere una sapienza non razionale ma intuitiva, quella che risiede nel selvatico. La formazione, per me, è anche cambiare ritmo. Un percorso di formazione sostenibile proietta in una dimensione temporale più lenta, come quella dell’albero, in cui ogni piccolo gesto richiede consapevolezza e presenza, dove si possa abbandonare gradualmente la distrazione frettolosa del vivere quotidiano attuale, per ritrovare e riconquistare presenza attenta nel momento presente. Credo nell’apprendimento esperienziale H3: Head, Hand, Heart. Le 3 H che stanno alla base del mio modo di interpretare la formazione. La formazione non avviene soltanto attraverso lezioni teoriche o frontali, ma anche attraverso l’esperienza, quello spazio attivo in cui sono coinvolte testa (pensiero), mano (azione) e cuore (sentimento), come un tutt’uno integro che è la persona stessa. Proprio grazie a questa sua peculiarità, l’esperienza consente un apprendimento reale, una formazione efficace. Non per ultimo, il gruppo è una risorsa enorme, a patto che sappiamo connetterci positivamente e attivamente con gli altri. La natura ci insegna che da soli la sopravvivenza è difficile, se non impossibile in alcuni casi. Credo anche che per riuscire ad avviare un progetto lavorativo non sia solo necessario essere ben formati e competenti nel settore specifico, ma anche dedicare una buona parte dell’attenzione alle competenze del lavoro in gruppo e all’educazione comportamentale ed emotiva.

Che cosa vuoi condividere rispetto al tema di questo numero della rivista, apprendere ad apprendere?

Non si può non imparare. Apprendere ad apprendere è un processo naturale e di per sé una capacità innata che parte dalla nostra “curiosità” e si sviluppa con l’autonomia di movimento sin dalla nascita. Molti giovani adulti, me incluso, vivono gli anni di studio o almeno gran parte del periodo scolastico con frustrazione a paure. Questo si riversa nell’adulto creando resistenze al cambiamento e può trasformarsi in comportamenti disfunzionali verso tutti i processi evolutivi infrangendo cosi l’innata capacità di adattamento.

Qual è stato per te l’apprendimento più importante finora?

La relazione che ci insegna la natura è non direttiva, cioè una relazione basata sulla collaborazione proattiva, in cui nessuno è passivamente guidato, ma tutti sono chiamati a esprimere iniziativa, intraprendenza e dove il contributo di ciascuno, anche piccolo, è prezioso. Impariamo insieme a trasportare queste caratteristiche nella relazione educativa e nella formazione per adulti. Il quotidiano, spesso, ci spinge a seguire dinamiche della società competitiva. Ci diamo al controllo, al giudizio e all’aspettativa altrui e questo muove le nostre azioni verso atteggiamenti non naturali e piene di preoccupazioni individuali e costrizioni. Proprio dalla natura possiamo imparare i meccanismi e le dinamiche di successo. Un ambiente naturale si valorizza attraverso un alto grado di biodiversità. Nelle differenze si trovano la forza e la resilienza che determinano la stabilità del sistema. Questa conclusione è da riportare anche negli ambienti di lavoro e di studio.

Qual è la frase che ti è cara con cui vuoi chiudere questa intervista?

Together we do, we share, we reflect, we grow.