di Serena Bedini

La parola talento, la sua pronuncia e il suo significato

Ho sempre trovato la parola talento gradevole all’udito.

La sua pronuncia, costretta a un primo ostacolo con la dentale sorda iniziale, scivola sulla consonante liquida, prende slancio sulla nasale e torna al livello da cui era partita con una nuova dentale sorda.

Per non parlare poi delle vocali, ben tre all’interno di una stessa parola che a maggior ragione diviene particolarmente musicale. È, a mio avviso, un bel trisillabo: divertente da pronunciare, ha un ritmo ternario e fa pensare quasi a un passo di valzer.

Il suo significato poi non è da meno: se in prima battuta era riferibile al denaro o a un’unità di misura, adesso ha assunto il senso di dote naturale, attitudine personale, abilità innata.

Non è poco indubbiamente: un bel suono, un bel significato. Insomma la parola talento è sicuramente talentuosa: le viene facile essere piacevole.

Ed anche in questo risulta coerente con se stessa: in effetti il talento è la capacità che viene naturale, ossia il poter condurre una determinata attività facilmente.

La consonante liquida che dà slancio

Ora, alla luce di queste considerazioni, torno a osservare la parola “talento”: pronunciandola, noto che a renderla speciale, simpatica, facile da dire è in effetti proprio quella sillaba centrale, “le” per intenderci. Anzi, probabilmente è solo la consonante liquida che scivola e dà slancio.

Qualcuno a questo punto potrebbe obiettare che chi scivola, rischia di cadere, alludendo a un sinonimo del verbo “scivolare”, ossia “sdrucciolare”. Ma io non sono d’accordo: non si scivola solo cadendo.

Pattinando occorre scivolare leggeri sulla superficie ghiacciata, ad esempio; si scivola sugli sci durante una discesa sulla neve o a pelo d’acqua nuotando o, ancora, sulla strada andando in bicicletta; si scivola anche quando si è imprendibili, irraggiungibili, inarrestabili.

Infine, al parco si va sullo scivolo ed è proprio quando il nostro corpo prende velocità in discesa che sentiamo quel brivido dentro all’addome che ci fa gridare di piacere.

Chi ha trovato il proprio talento scivola veloce

Insomma scivolare può essere una gran bella cosa, esattamente come la “l” nella parola talento.

E non è un caso, quindi, se chi ha capito quale sia il proprio talento “scivola” assai più veloce degli altri in un’attività, si diverte e la realizza senza sforzo, mentre chi non ha ancora individuato la propria capacità, il proprio potere magico, fatica e si dispera per non essere altrettanto bravo.

Ma non è una questione di bravura, bensì di talento e finché ciascuno non individua il proprio rimane incagliato come la lingua che si intreccia e sbatte sui denti, quando deve pronunciare una parola difficile.

… e chi non lo ha scoperto rimane incagliato

In effetti, chi non vede la propria abilità, si cimenta in prove nelle quali non riesce a eccellere e soffre per le sconfitte che riceve, in quanto non è sostenuto dalla propria attitudine naturale e non ottiene da essa l’energia creativa che inebria e rende felici con il successo.

Per fare un esempio, a questo punto, tornerei alla parola “talento” e proverei a eliminare la lettera “l”: cosa rimane? “Taento”, una parola noiosa, con molte “t”, una “n” che non sa nemmeno perché c’è e un numero esagerato di vocali. Cosa se ne fanno tre consonanti di tre vocali?

E poi perché la “a” dovrebbe precedere la “e”? Ecco, dunque, dimostrato quanto era importante quella lettera che abbiamo tolto! E pensare che si trattava solo di una “l”, una lettera esile, formata da due piccoli e sottili tratti, se la si scrive in stampatello maiuscolo e da uno solo se è in stampatello minuscolo.

Possibile che solo questa lettera, così insignificante, possa trasformare una parola da noiosa in magica? Eppure solamente lei fa scivolare veloci verso mondi fantastici e non frena, ma slancia, non blocca ma spinge all’immensità.

Con il talento puoi volare, immaginare, elevarti

Allo stesso modo della “l”, il talento permette di volare, immaginare, elevarsi al di sopra della quotidiana contingenza: posso dunque affermare, senza timore di essere smentita, che la “l” della parola talento è indubbiamente quel “quid” aggiunto che consente di librarsi leggeri nell’aria tra le correnti e le nuvole.

E il talento non è forse anch’esso “quel certo non so che” in più, in tutto simile a un pizzico di spezie che rende un piatto irresistibile o a una brezza profumata che fa di una giornata qualunque il primo giorno di primavera?

Ecco sì: il talento è come la sua “l”, è ciò che rende liberi perché rende vivi. E non ci sia chi viene a dirmi che si può vivere senza essere talentuosi, in quanto lo studio e la preparazione contano di più!

Non sono d’accordo. Studiare è importante, ma non basta perché se è vero che la preparazione è imprescindibile per affinare la propria abilità e renderla sempre migliore, il talento è assolutamente necessario per eccellere.

Impariamo ad osservarci per trovare il nostro talento

Tutti quanti ne abbiamo uno, tutti siamo provvisti di una capacità, una sorta di potere magico, ma sta a noi scoprire quale.

A volte non è facile capirlo: abbiamo paura di accettare quell’abilità che ci rende diversi dagli altri oppure non la prendiamo in considerazione ritenendo che non sia niente di speciale o, ancora, la scarsa conoscenza di noi stessi non ci permette di notarla … ma c’è!

Il solo studio, senza talento, ci porta a essere persone noiose, prive di quell’energia creativa che solamente qualcosa di leggero e fuggevole, appena percettibile, può dare. È proprio questa la forza del talento: è esile come la “l”, è invisibile all’occhio umano, ma quando lo utilizziamo ci rende incredibilmente forti.

E adesso provo a pronunciare la parola “talento” ad alta voce, dando enfasi proprio a quella “l” che, insieme alla “e”, costituisce una sillaba così necessaria e fantastica.

Provando e riprovando per riuscire a dirla al meglio, mi rendo conto che, se è vero che l’esercizio, lo studio e l’esperienza sono importanti, questa parola suona bene tra le mie labbra perché ne ho compreso la natura: osservandola bene, ho capito quali lettere valorizzare e come dar loro importanza.

Questo è esattamente quanto occorre fare con noi stessi: osservarci bene per comprendere qual è la nostra abilità, il nostro potere magico che, una volta individuato, dovremo usare al meglio perché si accresca sempre più, proprio come il divertimento che proviamo quando lo adoperiamo.

Se non scopriremo il nostro talento, saremo assolutamente privi di entusiasmo, gelosi del successo degli altri e probabilmente sempre depressi: ciascuno di noi ha la sua “l” magica, basta solo avere il coraggio di scivolare su di essa.