Spunti di riflessione sui grandi classici sempre attuali – di Chiara Di Muro

La novella la Patente e il giudice D’Andrea

Un’altra novella toccante, che induce alla riflessione, all’immedesimazione e alla ricerca di possibili soluzioni. La narrazione della novella comincia in media res, aprendosi con la descrizione di un protagonista: il giudice D’Andrea.

Egli viene descritto minuziosamente e nella descrizione colpisce il fatto che abbia uno strambo modo di vivere.

Durante la notte il giudice non poteva dormire. Era solito mettersi alla finestra ad osservare le stelle infatti: “tra l’occhio e la stella stabiliva il legame d’un sottilissimo filo luminoso, e vi avviava l’anima a passeggiare come un ragnetto smarrito”.

Questa similitudine potrebbe indurre a pensare che l’essere umano sia proprio come un ragno, smarrito e piccolo, nei confronti di un grande universo, dunque privo di certezza, privo di libertà.

“Il pensare così di notte non conferisce molto alla salute. L’arcana solennità che acquistano i pensieri produce quasi sempre, specie a certuni che hanno in sé una certezza sulla quale non possono riposare, la certezza di non poter nulla sapere e nulla credere non sapendo, qualche seria costipazione”.

Con questa riflessione del giudice D’Andrea, si ha una coincidenza con il punto di vista dell’autore che identifica il soggetto in questione (il medesimo giudice) come intrappolato, impossibilitato a fuggire dalla realtà. Segue infatti la riflessione ironica del giudice al quale “pareva una cosa buffa e atroce nello stesso tempo che egli dovesse recarsi al suo ufficio d’Istruzione ad amministrare la giustizia ai piccoli uomini feroci”.

Significativa come riflessione poiché fa capire che nonostante il giudice sia convinto dell’assenza di certezze, debba comunque amministrare la giustizia. La giustizia che di per sé è l’emblema di equità, imparzialità, si riveli uno strumento di ulteriore oppressione.

Egli ha per le mani un caso che lo preoccupa, che lo attanaglia nel profondo poiché era fermamente convinto che il processo fosse iniquo ed includesse una spietata ingiustizia contro alla quale un pover uomo tentava disperatamente tentava di ribellarsi senza alcuna possibilità di scampo.

Il secondo protagonista della novella: Chiarchiaro

Ed ecco che a questo punto si ha l’introduzione dell’altro protagonista, in antitesi netta rispetto a quanto descritto sino ad ora: si tratta di Chiarchiaro.

Quest’ultimo viene descritto più velocemente ma è ben connotato grazie alla fama di iettatore. Esso vuole essere incolpato proprio perché venga riconosciuto ufficialmente da tutti come tale. Egli reputava che persino il giudice D’Andrea, che voleva aiutarlo, non capisse proprio nulla ed anzi… lo accusava di essere addirittura il suo mortale nemico.

Il giudice rimane colpito da tali parole poiché voleva solo il meglio per Chiarchiaro, ma era meglio solo dal proprio punto di vista, e non quello dello iettatore. Egli necessitava del “ riconoscimento ufficiale della propria potenza, che è ormai il suo unico capitale”.

“La patente” come spaccato della società contemporanea

A causa della società egli era stato buttato per strada, gli era stato tolto il lavoro, le figlie non potranno maritarsi a causa della propria fama. In questo personaggio può essere intravista l’ignoranza che domina la società, la trappola in cui egli, forzandosi ad indossare una maschera, fosse costretto a vivere.

Ma dal medesimo si capisce anche la voglia di sovvertire le regole, la forza del riscatto, la voglia di voler fuggire la realtà. Infatti scappa nell’irrazionale, cercando di arrivare a conseguenze estreme che lo portino alla propria rivincita esistenziale (la patente contrassegnata dal bollo impresso dal “regio tribunale”).

In quest’ottica ecco che emerge ancora la critica di Pirandello alla società, elemento distruttivo che lentamente porta alla morte dell’uomo nonostante quest’ultimo cerchi di vivere e di fuggire. Pensare, ragionare, studiare sono le uniche vie di fuga da una crudele realtà che prima o poi cancellerà tutto. Vi è la necessità di combattere e di gioire.