di Serena Bedini

In una grigia giornata di pioggia, in attesa che l’autunno diventasse un variopinto ricordo, sentii la necessità di bere ancora un sorso d’estate, l’ultimo prima della lunga pausa invernale.
Versai in un bicchiere incolore un acceso ed energetico succo ai frutti tropicali e chiudendo gli occhi lo assaporai: subito immaginai un sole dorato tingere la sabbia diafana di spiagge incontaminate.
Fu una visione di pochi istanti, ma così intensa e verosimile da farmi credere di essere vittima di un incantesimo.
Iniziai a leggere svagatamente la composizione del succo sull’etichetta: ananas, banana, mela, kiwi, carota, mango e … frutto della passione!

Ecco, forse avevo trovato il responsabile di quella magia: il frutto della passione, altrimenti detto, maracujà.

Non già ananas, banana, kiwi e mango che, sebbene provengano da luoghi lontani, hanno un gusto noto e per me riconoscibile; nemmeno mela e carota, tipici ingredienti della nostra cucina, ma solo il frutto della passione col suo sapore corposo e dal profumo intenso poteva essere l’ingrediente segreto per rendere quella miscela inebriante.
Andai quindi a cercare informazioni per sapere quali fossero le sue proprietà nutrizionali e in quali ricette si potesse utilizzare.

Lessi che il maracujà ha proprietà antiossidanti, è fonte di vitamina A e C, fosforo, magnesio, ferro, potassio, calcio e tanto altro ancora, soccorre in caso di colite e gastrite e, in breve, è un autentico toccasana.

Insomma è così ricco di possibilità da aggiungere un quid in più a ogni ricetta: ovviamente, quando appresi tutto questo, non mi fu difficile vedere delle interessanti analogie con i frutti della passione che mettiamo nel lavoro, nello studio, nelle arti e in qualunque attività della nostra vita.
Anch’essi, infatti, come la maracujà, rafforzano l’organismo, perché creano entusiasmo, rinvigoriscono la voglia di fare, sostengono nei momenti difficili. I frutti delle nostre passioni sono propulsori che spingono ad andare avanti o in altri casi trascinano; sono potentissimi per l’effetto di soddisfazione che suscitano in noi e, anche se si è stanchi, affaticati, funzionano proprio come le vitamine: rimettono in forma e danno nuova energia.

Tuttavia, analogamente a ogni pianta, anche la passione necessita di essere alimentata per dare i suoi frutti succosi e ricchi di sostanze benefiche, perché, a mio avviso, non è vero, come spesso si sente dire, che si sviluppi spontaneamente, ma ritengo piuttosto che in certi casi vada stimolata, nutrita, accudita insomma.

Se si trascura, si esaurisce e la sua linfa si secca.

Se si dà per scontata, scompare senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Se non si prende in considerazione, finisce per trasformarsi in noia, fastidio, persino insofferenza e, con la stessa forza travolgente con cui di solito cresce e dà frutti, è capace di avvelenare tutto quello cui stiamo lavorando.

Come riuscire quindi a farla proliferare?

Ebbene la passione deve essere innestata nel nostro cuore, cosicché da lì faccia scorrere rapida la sua linfa su e giù per vene e arterie, nutrendo ogni singolo organo, ma primariamente il cervello.
La passione si nutre di motivazione, di sogni, di sentimenti ed emozioni; muore se trova aridità, apatia, indifferenza.

Perché diventi una pianta forte e vigorosa, bisogna darle ascolto, anche se all’inizio è poco più di un sussurro, accettarla anche se non ci aspettavamo di trovarla in noi stessi, seguirla anche se sembra difficile starle dietro perché richiede tempo e dedizione.
Così facendo, da piccola e delicata, si svilupperà giorno dopo giorno, diventando più robusta e stabile, mettendo radici profonde in noi per avvinghiarsi saldamente nella nostra interiorità e proteggendoci con i suoi rami frondosi dall’abbacinante vuoto della realtà in cui viviamo.

Come mantenerla viva e vegeta?

La passione richiede un interesse profondo, un innamoramento totale, l’impossibilità di eluderla; non permette vie di mezzo, non accetta compromessi. Orienterà poco a poco i nostri pensieri, imprimerà nuovo impulso alle nostre azioni e si abbarbicherà così pervicacemente a noi che in breve diventeremo tutt’uno con essa.

Chi si lascia guidare dalla passione, non conosce limiti: è forte, determinato e sicuro di sé.
Non teme il giudizio degli altri, ma ogni suo muscolo è teso nel desiderio di migliorarsi perché sta inseguendo un sogno e, se vuole riuscire anche solo a sfiorarne l’evanescente consistenza, non può in nessun modo cedere alla stanchezza.

Affinché la passione possa condurci è necessario lasciarla libera di pervaderci, solo così riuscirà a rendere le nostre ossa tanto forti da sostenerci, i nostri muscoli così elastici da farci correre e saltare senza fatica, il nostro cuore così ardente da renderlo padrone del cervello.

I frutti che raccoglieremo dalla nostra passione saranno deliziosi e nutrienti al punto da non potercene più privare e nutrendoci di essi ci sentiremo rinvigoriti, appagati, sazi. Le loro proprietà nutrizionali non sono, in effetti, trascurabili: vitamine di soddisfazione per sostenere la voglia di fare, antiossidanti di entusiasmo per mantenerci giovani e attivi, sali minerali di motivazione per permettere al nostro organismo di affrontare la fatica, carboidrati di piacere per sorridere a ogni successo.

Chi segue la propria passione e ne raccoglie i frutti, ricaverà dal raccolto considerevole compiacimento e nuovo slancio per il futuro.
Per questo motivo, diventerà un punto di riferimento per amici e conoscenti, intreccerà rapporti solidi e motivanti e col suo esempio indurrà gli altri a seguire le proprie passioni senza timori o remore, cosicché possano raggiungere lo stesso livello di realizzazione personale.

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