di Serena Bedini

Ormai da molti anni sono docente di Scrittura creativa in un’accademia di Belle arti privata di Firenze e, ogni volta che parlo della mia attività, mi viene chiesto puntualmente in cosa consista il mio lavoro.

Alcuni, infatti, arrivano a supporre che la Scrittura creativa sia una materia assimilabile alla calligrafia, altri semplicemente non riescono a capire di cosa si tratti.

Ormai ho fatto l’abitudine a questo tipo di domande e dunque spiego che in un corso di Scrittura creativa si apprendono le tecniche per narrare, si leggono parti di romanzi di grandi autori cercando di individuarne i segreti della composizione e le scelte stilistiche, si impara l’importanza di immedesimarsi nelle storie dei personaggi per comprenderne l’interiorità.

Non mi stupisce il fatto che sia difficile per noi italiani afferrare il senso del nome della materia che insegno:

Scrittura creativa è in effetti un calco del nome Creative writing, ossia l’abilità di comporre romanzi e racconti, un tipo di scrittura che, secondo gli americani, ben si differenzia da quella tecnica e settoriale delle lettere commerciali, delle materie giuridiche ed economiche.

L’origine della Scrittura creativa

È in effetti in America, all’inizio del Novecento, che nasce l’insegnamento della Scrittura creativa, partendo dalle istanze di educazione progressiva e creativa della “scuola attiva” di John Dewey.

Dapprima denominata “scrittura narrativa”, “creativa” in un secondo momento, viene insegnata già nei primi decenni del XX secolo all’interno delle università americane, divenendo in breve oggetto del prestigioso programma Iowa Writers’ Workshop (1936) dell’Università dell’Iowa a Iowa City, dove tra l’altro ha insegnato anche Philip Roth (1960-1962).

Il principio fondante di questa materia è quello per cui “si impara a scrivere scrivendo”, ossia misurandosi fin dall’inizio con la stesura di un testo narrativo (o poetico). Grazie alla indubbia utilità di questo tipo di corsi, la Scrittura creativa si è diffusa anche in Europa, sia pure assumendo in ogni paese connotazioni e metodologie diverse.

Nel Belpaese, essa è arrivata solo negli Anni Ottanta del Novecento: Raffaele Crovi, infatti, tra il 1983 e il 1985, ne ideò e coordinò i primi corsi presso il Teatro Verdi di Milano, dove ricopriva la carica Direttore Artistico.

Più tardi, nel 1988, nacque la Scuola di scrittura Omero a Roma, la prima in Italia, fondata da Enrico Valenzi e tutt’oggi attiva e nota.

Nel 1994, si registra un altro evento importante per la storia di questa disciplina: la costituzione della Scuola Holden, fondata da Baricco insieme ad altri colleghi a Torino, presso il circolo Lanterna Magica.

Il 1994 è evidentemente un anno significativo per la Scrittura creativa, visto che proprio allora Aldo Grasso chiamò Giuseppe Pontiggia a tenere venticinque conversazioni sullo scrivere per il programma Dentro la sera di Rai Radio Due. Infine, ormai da anni, tutte le Accademie di Belle Arti italiane hanno all’interno dei propri corsi di laurea triennali e biennali, almeno un insegnamento di Scrittura creativa.

Ma la scrittura può essere insegnata?

Molti, soprattutto tra gli addetti ai lavori, sostengono che la scrittura non possa essere insegnata: mi sono sempre chiesta quale sia il motivo di questa preclusione.

Se è vero che si insegnano la musica, la pittura, la danza, il canto, la scultura e il disegno, non vedo perché non sarebbe possibile tenere dei corsi di scrittura.

Ovviamente, nei corsi di discipline artistiche si apprendono le tecniche e la capacità di individuare le scelte stilistiche giuste da compiere, non certo il talento: l’estro personale è qualcosa di innato e nessun tipo di studio potrà mai infonderlo, ma l’abilità, l’esercizio, l’approfondimento sono assolutamente imprescindibili per chiunque voglia affinare la propria arte e senza dubbio possono essere materia di corsi.