di Anita Alberti

Al giorno d’oggi la vera grande sfida, sia individuale sia per tutte le organizzazioni lavorative, sportive, no profit… è il riuscire a lavorare in team in modo efficace ed efficiente, riuscendo a bypassare il tornaconto del singolo, a favore di uno più grande collettivo, in cui rientra anche il primo, molte volte.

Sicuramento molto impegnativo e sfidante come obiettivo, soprattutto se si pensa che viviamo in una società in cui la performance individuale è sempre più ricercata.

Lavorare in team: non basta la somma dei singoli!

Bisogna aderire a un modello vincente, poi di punto in bianco ci si aspetta che da un “io devo essere vincente, altrimenti sono out” si passi a un “noi dobbiamo essere vincenti”, senza considerare che quel Noi va costruito.

Come riporta Patrick Lencioni nel suo libro “La guerra del team”: “Se tu riuscissi a far remare nella stessa direzione tutte le persone che appartengono a un’organizzazione potresti dominare qualsiasi settore, in qualsiasi mercato contro qualunque concorrenza, sempre”.

Il team è molto più della semplice somma dei suoi componenti, è un organismo a sé, che gode di una sua vita, ha una sua nascita, esistenza, in cui bisogna mettersi in discussione, pena la morte del team stesso.

Individuare l’obiettivo comune alla squadra

Questo genere di lavoro prevede un obiettivo comune da raggiungere e ognuno deve fare responsabilmente la sua parte, perché questo avvenga. Si è tutti sullo stesso piano, tutti servono e sono fondamentali, una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso!

Non c’è spazio per l’ambizione personale, si è tutti sulla stessa barca e tutti si deve remare verso il punto in cui è puntata la prua. Potrà succedere nel tempo che qualcuno si stanchi per via di un crampo, di un infortunio ma, ringraziando il cielo, c’è la squadra che lo sostiene e gli altri compensano il momento di difficoltà.

Julio Velasco è solito dire che nella squadra forte l’alzatore fa l’alzatore, non si preoccupa di cosa fa chi sta in difesa, si preoccupa di fare bene il suo ruolo al 100%.

Lavorare in team e intelligenza emotiva

Questa tipologia di lavoro richiede a ogni membro una grande capacità a livello di intelligenza emotiva, cioè di saper gestire le proprie emozioni, la propria rabbia, che non va sfogata, ma autoregolata per evitare di usare parole o compiere azioni di cui ci si può pentire e che, talvolta, è difficile rimediare.

Esprimere il proprio malcontento significa fidarsi degli altri; la prima disfunzione del team è proprio l’assenza di fiducia, che porta a non aprirsi all’altro per paura di essere fraintesi e giudicati, quindi sentirsi allontanati, perché diversi.

La diversità non va soffocata, anzi impiegata per un obiettivo comune, da cui tutti traggono giovamento; le competenze individuali sono fonte di ricchezza.

In questo modo il lavoro di team diventa lavoro di rete: se salta una maglia della rete, la rete stessa si sfalda un po’ alla volta. Inoltre, un problema o un risultato da raggiungere viene studiato da più punti di vista, arricchendo quindi l’opera del team stesso.

La fiducia sta alla base del lavoro di squadra, non solo tra componenti del team, ma anche verso il leader e viceversa.

L’insegnamento di Bill Campbell e la leadership

Lo sapeva molto bene Bill Campbell, il “coach segreto” della Sylicon Valley, che ogni domenica mattina incontrava Steve Jobs ed insieme passeggiavano facendo sessione di coaching. Lavorò con Larry Page e Sergey Brin i fondatori di Google, quando Google era una startup e li aiutò a farla diventare un’azienda.

Bill Campbel sapeva bene che si poteva avere il migliore obiettivo, sviscerato in tutte le sue parti, si poteva avere il migliore business e il migliore piano di marketing, ma se i team non funzionavano e non comunicavano adeguatamente tra di loro, in modo proficuo, si andava ben poco lontano.

Non solo bisognava scegliere i giocatori giusti, ma anche lavorare sul consolidamento del team, prima che sul problema, qualunque esso fosse.

La comunicazione è fondamentale e attraverso di essa si costruisce collaborazione.

Questo comporta un nuovo clima, una nuova cultura, una nuova leadership, che da direttiva diventa leadership di coaching, in modo che tutti si vada in un’unica vera direzione e le persone siano allineate nel raggiungere una meta comune.

In team si vince e in team si perde.