di Marco Casula

Questo era un foglio bianco. O uno schermo azzurro del computer, il foglio elettronico sul quale ora scrivo. Bianco è rimasto a lungo.

Bianco come la solitudine, bianco come quella solitudine da naufraghi dove non c’è latitudine né longitudine, e il silenzio ha il suo regno. E le parole sono piccole zattere in un mare tutto bianco che si muovono a caso nel cervello e che aspettano il loro ordine di senso, se pure un senso ambiscono di averlo.

È qui, in questa zona che si frappone tra una parola e un’altra. Lo spazio bianco. Il silenzio sta qui.

E nelle parole, ciò che più parla è il silenzio, lui ne sa di più. È il suo mare, d’altronde. Infinito quanto può essere infinito il silenzio.

Fai della penna o delle tue dita pulsanti una tastiera, la tua arma e salpa verso la sua conquista.

Per cosa? Per placare l’angoscia o sopire un tormento, e ciò che più ti angoscia in un foglio bianco: il suo bianco orrido candore. Un indistinto e immaginifico specchio acqueo dove naviga, nelle profondità delle tue premonizioni, una balena che chiede di essere disincagliata.

In questo tormentoso luogo indicibile parli con gli dei, decidi una guerra, oppure metabolizzi il dolore di una perdita, fantastichi di scoparti la vicina o il vicino di casa, oppure viaggi in Perù e tante, tante altre incommensurabili e indicibili cose. Magari sei davanti allo specchio, ti fai la barba o ti fai il trucco, oppure sorseggi un caffè o aspetti che scatti il verde al semaforo.

Qui, in questo piccolo spazio della tua mente o delle tue azioni, dove non ci sono codici che tengano, alberga quel rivolo di dannata follia. Quando si agita la balena per liberarsi dal caos.

Allora, metti ordine al caos e libera la balena. Saranno parole. Parole fatte di lettere che provengono da un alfabeto.

Ventuno lettere o ventisei. Come volete. Ventuno o ventisei che siano, non ci scandalizzano. Loro non si scandalizzano, lo sappiamo.

Non ci si può offendere o vergognare se ne aggiungiamo o ne togliamo qualcuna, ché loro si combinano all’infinito per ottenere tutte le parole possibili e immaginabili. Anche quelle che non conosciamo. E quelle che stampiamo sopra un foglio o tanti fogli, così da formare un libro.

Quindi metti un segno nel tuo foglio bianco, una strada costellata di segni sarà una strada di parole dopo altre parole.

Così, la tua immensa vita silenziosa deflagrerà se usi la parola, oppure la scrivi sopra un foglio bianco. Come l’esplosione silenziosa di una stella nel vuoto silenzio del cosmo. Scrivere nel tuo foglio mondo. Attraversare la complessità del silenzio e la sua dormiente follia.