di Gianluca Grossi

Quae volumus, credimus libernter
(Crediamo volentieri ciò che vorremmo)

Conoscere e descrivere le emozioni: siamo veramente in grado di farlo

Ci arroghiamo la conoscenza e l’esistenza, circondati da Guru, sedati e storditi dai media, dai social e da chi ha la verità a portata di mano e, con pochi euro la può infondere anche a noi.

L’edulcorazione di una vita felice, scevra da qualunque fatica e sofferenza ricca di emozioni forti alla portata di tutti, ha generato una sorta di anestetico, di filtro della realtà. Ci illudiamo di conoscere le emozioni, spesso usate come palliativo antropologico, sfruttate da politici, manipolate dai media per produrre indecifrabili algoritmi.

Un perbenismo emozionale ci illude di avere la strada della conoscenza, occludendo tutti i canali comunicativi primordiali a fronte di tecniche immaginifiche.

Due grandi scuole di pensiero analizzano le emozioni:
– l’una riduce a una manciata di emozioni basilari, innate e uguali in tutto il mondo;
– l’altra, investigando i volti umani, misurando segnali elettrici, afferma che il nostro cervello non possiede circuiti emozionali precostituiti, ma possiede emozioni costruite sulla base di predizioni.

Iniziando da Darwin passando per Ekman e continuando…

L’idea che le nostre emozioni, come per i colori, si possano riassumere in “emozioni primarie” risale a molti anni or sono, un’idea pre-Darwiniana, consolidata da alcuni psicologi evoluzionisti, tra i quali Paul Ekman. Ekman dimostrò, contrariamente alle convinzioni di molti antropologi, che le espressioni facciali e le emozioni non sono determinate dalla cultura del posto o dalle abitudini e tradizioni, ma sono universalmente uguali in tutto il mondo, poiché sono di origine biologica.

Le emozioni “base” indicate nel 1972 da Ekman sono:

  • Felicità
  • Tristezza
  • Paura
  • Disgusto
  • Rabbia
  • Sorpresa

queste emozioni vengono espresse in modo identico in tutto il mondo e quindi potremmo considerarle come elementi costitutivi delle nostre vite emotive.

Nel 1992 sempre Ekman ampliò la lista delle emozioni aggiungendo:

  • Divertimento
  • Disprezzo
  • Contentezza
  • Imbarazzo
  • Eccitazione
  • Colpa
  • Orgoglio dei propri successi
  • Sollievo
  • Soddisfazione
  • Piacere sensoriale
  • Vergogna

Ritengo che la visione di Ekman non colga esattamente il significato di emozione, certamente la fisiologia è estremamente importante, tuttavia non è l’unico motivo per il quale percepiamo le cose in un determinato modo e in qualunque momento.

Il percepito emozionale, stando agli sviluppi delle più recenti scienze cognitive, mostra come le reazioni emotive non sono semplici riflessi, ma sistemi elastici estremamente complessi che dipendono sia dalla nostra natura biologica sia dalle culture nelle quali viviamo. Sono fenomeni cognitivi. Sono formate non solo dal nostro corpo ma anche dai nostri pensieri, dalle nostre concezioni e dal nostro linguaggio.

La neuroscienziata Lisa Feldman Barrett si è interessata molto alla relazione dinamica tra parole ed emozioni. Sostiene che quando impariamo una nuova parola per descrivere un’emozione, sicuramente seguono nuove sensazioni. L’emozione viene “trasfigurata” dal tempo, le sensazioni provate in passato “profumano “ diversamente dall’attimo in cui sono state vissute, gli angoli del ricordo vengono smussati o appuntiti, il tempo è un mare che arrotonda i ciottoli delle emozioni.

La parola descrive una realtà, un’emozione diversa, ci sono parole intraducibili che descrivono emozioni, sono molte e provengono da lingue diverse.

Descrivere le emozioni: la lessicografia di Tom Lomas

Tom Lomas, professore e ricercatore alla East London University ha intrapreso un progetto di lessicografia che mira ad inserire quante più possibile di queste parole nel vocabolario quotidiano.

  • Desbundar (portoghese): liberarsi dalle proprie inibizioni durante il divertimento
  • Tarab (arabo): stato di estasi indotto dall’ascolto della musica
  • Shinrin-yoku (giapponese): il rilassamento ottenuto dal bagno nella foresta, in senso figurato o letterale
  • Gigil (Tagalog, la lingua più parlata delle filippine): l’irresistibile voglia di pizzicare o stringere qualcuno perché lo si ama
  • Yuan bei (cinese): senso di completa e perfetta realizzazione
  • Natsukashii (giapponese): nostalgia del passato, si prova allegria per i ricordi, felicità e allo stesso tempo tristezza perché quel momento è passato
  • Wabi-sabi (giapponese): “oscura e desolata sublimità” centrata sulla caducità e l’imperfezione nella bellezza
  • Saudade (portoghese): nostalgia per una persona, un luogo o una cosa che è lontana nello spazio e nel tempo. Un sentimento vago, nostalgico e malinconico per qualcosa che potrebbe non esistere nemmeno.

Oltre a queste emozioni, la lessicografia di Lomas ha anche identificato alcune caratteristiche e comportamenti personali che potrebbero determinare il nostro benessere a lungo termine e il modo in cui interagiamo con altre persone.

  • Dadirri (termine aborigeno australiano): profondo atto spirituale di ascolto riflessivo e rispettoso
  • Pihentagyú (ungherese): letteralmente significa “con un cervello rilassato”, descrive persone intelligenti che possono inventare scherzi o soluzioni sofisticate
  • Desenrascanço (portoghese): per districarsi abilmente da una situazione problematica
  • Sukha (sanscrito): autentica felicità duratura indipendentemente dalle circostanze
  • Orenda (Huron, una delle lingue degli irochesi): il potere della volontà umana di cambiare il mondo di fronte a forze potenti come il destino

Lomas ammette prontamente che molte delle descrizioni che ha offerto finora sono solo un’approssimazione del vero significato del termine.“L’intero progetto è un work in progress, e continuo a mirare a perfezionare le definizioni delle parole nella lista”.