di Fausto Bizzarri

Quando ci relazioniamo con le persone a volte ci manca il nome…

Vi è mai capitato di parlare con una persona e mentre le state parlando vi chiedete con il pensiero: “ma come si chiama?”

Imbarazzante quando per toglierci dall’impiccio, utilizziamo termini generici come “Grazie cara/o” o altri simili arpeggi.

Sul nome potremmo aprire discorsi filosofici di grande portata ma forse perderei di vista l’obiettivo di quest’articolo.

Quanto è importante il nome per una persona?

L’etimologia del termine nome non ci aiuta molto, notiamo che ha la stessa radice in quasi tutte le lingue indoeuropee e non possiamo perciò dare delle ipotesi precise sulla sua origine.

Pensiamo all’importanza di dare un nome che ha origine addirittura dal libro più diffuso e più noto al mondo: la Bibbia.

Nel primo libro della Bibbia, in Genesi, l’uomo ha il compito di dare il nome al creato e agli animali per identificare con precisione una creatura.

Perciò non più semplicemente additare o mimare ma chiamare per nome.

Il nome infatti è efficace anche per gli animali.

Pensiamo a come sia efficace negli animali domestici.

Anni fa ero a casa di amici che vivono in campagna ed hanno una piccola fattoria.

Mi raccontavano che avevano deciso di introdurre anche dei conigli nella loro azienda agricola e che i loro figli erano molto contenti.

Immediatamente il mio pensiero mi fece fare questa domanda: «Ma poi quando i conigli saranno venduti o macellati gli si spezzerà il cuore ai bimbi.»

La risposta degli amici fu davvero un lampo nella mia mente: «Ma no, è importante che loro non diano nessun nome ai conigli.»

Dare un nome agli animali e alle persone è una caratteristica dell’essere umano e ci identifica come tali.
Pertanto siamo identificati dal nome che portiamo e in qualche modo il significato di questo nome è una o più potenzialità della nostra persona.

Se ci pensate bene, non esiste popolo alcuno nella storia che non abbia visto nella parola e nel nome una reale possibilità di intervenire nel mondo e sulla persona stessa, anche se in modo misterioso e occulto. Basti pensare agli esorcismi o ai riti magici.

Ora vorrei soffermarmi sull’etimologia greca e latina di “nome” per cercare di cogliere qualche sfumatura.

La ricerca delle origini di ὄνομα (onoma) trova risonanza negli scritti dello stesso Platone il quale ipotizza addirittura che esso derivi dalla contrazione di un’intera proposizione “ou hou masma estin” che significa “ente di cui si fa ricerca”.

Cosa facciamo quando scegliamo il nome dei nostri figli?

Cerchiamo di cogliere un’essenza positiva e di vederla poi attraverso le qualità del figlio. Dare un nome è un atto qualificante dell’esperienza umana che, come accennato prima, ci è propria.

Ma alla fine cosa significa dare un nome?
Significa identificare ciò che abbiamo davanti, quasi crearlo.

Facciamo un piccolo esperimento. Pensiamo a un oggetto… a esempio ad una penna.
Pensando a questo oggetto non devo per forza avere in mente una specifica penna, ma basta il nome per capire che è un oggetto che serve per scrivere, fatto in un certo modo.

Ora pensiamo a nomi di persone che conosciamo, amici, colleghi, famigliari. Ogni volta che nomino una persona evoco potentemente la sua presenza.
Il nome evocato diventa un ponte che mette in comunicazione l’energia interiore di ogni persona con il deposito di significati contenuto nel termine che viene usato.
Ad esempio il mio nome “Fausto” ha nella sua radice qualcosa di lieto, felice, rimandando ad un evento che si ricorda piacevolmente e che “porta bene”.

Il significato andrebbe ovviamente esteso a una ricerca più approfondita per averne poi maggiore contezza ma era solo per fare un piccolo esempio.

Bhè… non dite che non vi è mai capitato di pensare o parlare di un amico o conoscente e… questo poi vi chiama?

Ci si rende conto che nel nome di ogni persona troviamo un significato potente che ci aiuta a conoscersi – rispettarsi e stabilire una fruttuosa reciprocità relazionale.

Buon nome perciò e buona relazione.