di Giada Ales

Quando si parla di Alto Potenziale Cognitivo (APC) come di una neurodiversità (termine coniato per la prima volta per definire lo spettro autistico fuori dal modello di interpretazione medica e allo scopo di evidenziarne anche i punti di forza), si vuole intendere un diverso modo e una maggiore velocità di ragionare e definire le strategie migliori a fronte di qualsiasi sfida.

Neurodiverso è il pensiero non lineare e arborescente, ovvero quel peculiare modo di connettere molte informazioni (come fossero rami di un albero) simultaneamente e producendo, con elevata rapidità, molteplici soluzioni innovative e particolarmente brillanti nell’intuizione.

E anche una spinta motivazionale molto forte verso l’apprendere, una buona capacità di leadership e una evidente asincronia tra lo sviluppo emotivo e quello cognitivo (semplificando, come se si avessero altre due età, oltre quella cronologica: quella cognitiva, di qualche anno in più, e quella emotiva, paritetica o più spesso inferiore all’età cronologia).

Neurodiversità: definizione da cui partire, non su cui fermarsi

Alcuni gifted sono riconosciuti come persone di successo ben integrate e validi supporti in ambiente lavorativo, anche se a volte possono sentirsi vincolati alla paura di fallire e per questo non rischiano mai troppo fuori dalle zone di comfort.

Altri, forti di una incredibile creatività, faticano molto ad adattarsi a schemi e metodi imposti. Li si può riconoscere perché spesso discutono fino all’esasperazione punti di vista e opinioni e, malgrado possano sembrare molto sicuri di sé e arroganti, in realtà spesso si sentono ben poco sicuri del loro reale talento.

Altri ancora possono alternare a periodi di forte ipersensibilità, che li porta a centellinare gli stimoli a cui devono sottoporsi, a momenti in cui prevale invece il gusto per la sfida e la competitività. Non si tratta di scegliere ma di comprendere come potenziare ed esprimere una forza così generativa.

Come passare dalla potenzialità all’attualità?

A cominciare da un dialogo attivo, che sia tra adulto e bambino o con se stessi, in cui l’ascolto (quando realmente proteso verso l’altro e al suo esprimersi attraverso le parole, la gestualità e le emozioni) nasce dalla curiosità di ricevere risposte che inevitabilmente porteranno a nuove scoperte.

Se siete educatori o genitori di ragazzi con APC, oppure voi stessi adulti con Alto Potenziale Cognitivo, iniziate da una semplice domanda: come posso aiutarlo a (o darmi modo di) conoscere, sviluppare e consolidare nel tempo e nel futuro queste potenzialità?

 Ciò che ne emergerà sarà il primo passo di una rivoluzione umana straordinaria.