di Silvia Vernuccio

Seduta al tavolo della cucina, Nostalgia sbuccia della frutta.

I miei occhi scivolano lungo le sue braccia, accarezzandole lentamente, giù, giù, fino alle mani. La sua pelle sembra fatta di seta.

Non ha bisogno neanche del coltello: separa la buccia dalla polpa con le sue dita lunghe e sottili, e io mi accorgo che non sta pulendo una frutta qualunque, ma sono… dei fichi.

Fichi, il mio frutto preferito.

Osservo le piccole gocce di latte rimaste incollate al picciolo come l’ultima traccia tangibile della separazione, e in un attimo, quasi il biancore di quel liquido mi avvolgesse fino a sommergermi, torno indietro.

Torno indietro a un oceano di ricordi: sto correndo in un campo durante un’estate in cui ho perso il conto dei giorni; sto giocando al detective, all’esploratore, al samurai insieme al mio migliore amico Ermanno; stiamo viaggiando all’avventura in un mondo che non conosciamo e che non ci conosce, e che ci fa venire fame, fame di esperienze, fame di eroismo, fame di conoscenza, fame di divertimento, fame di vita, fame, fame e basta, fame di fichi, quasi l’albero piantato in fondo al campo chiamasse a gran voce proprio i nostri nomi dicendo è tempo, è tempo di sedersi a riposare e poi di ripartire.

Nostalgia sbuccia i suoi fichi e io sbuccio insieme a lei strati e strati della mia memoria, dei miei anni, delle mie disillusioni: non sono in una stanza fredda e grigia con gli obblighi alla porta ma in quel campo dove l’estate si tuffa, coi miei denti che annegano nel cuore di un fico nero che ho sbucciato a mano, i polpastrelli appiccicosi di quel latte erbaceo.

Quel momento… quel momento così semplice e gustoso e felice resta racchiuso nel sorriso zuccheroso che Ermanno mi rivolge dopo l’ultimo morso.

È ora di tornare a giocare.

Nostalgia invece torna alla sua frutta, anzi, non ha mai smesso di sbucciare: sono io che torno a lei, a questa stanza, al presente che mi si stringe addosso come una coperta troppo pesante per la stagione.

Adesso Nostalgia assapora un frutto, ne prende uno appena pulito e lo porta alla bocca e io mi aspetto di vedere il suo viso colorarsi della stessa vibrante tenerezza che tinge i miei ricordi.

Sono frutti dolci, i fichi.

Eppure, il sorriso che affiora sul volto di Nostalgia ha un retrogusto amaro.