di Leonardo Aldegheri

Basta! Basta cosa? Con la definizione di successo. Il successo non è un participio passato!

Sì che lo è ma smettiamola, una volta per tutte, di dover dare a tutti i costi una definizione di successo. Ognuno ne ha una e le risposte possono essere molteplici.

Succedere è un verbo. Così come accadere.

E sono molto simili. Perché non si parla di ACCADUTO?

Oh Beppe, hai sentito che Gino ha avuto “accaduto” nella vita? Non si può sentire, dai! E successo? Senti come suona bene: “Gino ha avuto successo”.

Si dice che Flavio Briatore sia un uomo di accaduto, vero? No. Eppure è uno che di cose ne ha fatte accadere molte.

E Renzo Rosso? E Sandro Veronesi?

Quante ne hanno fatte accadere di cose, questi personaggi? Dopotutto, sono i nostri Steve Jobs del tessile italiano, persone visionarie che hanno compiuto azioni che hanno generato risultati (altro participio passato).

E Olivetti? Che magnifico modello d’impresa si era inventato, prima di tutti i grandi nomi attuali? Un uomo pazzesco, dal successo pazzesco.

Non parliamo di Enzo Ferrari e di cosa sia riuscito a creare per tutto il mondo, poi!

Cosa occorre fare per essere una persona di successo?

Eppure non senti dire che siano persone di accaduto, ma di successo. Allora cosa occorre fare per essere una persona di successo che fa accadere le cose? Anzi, una persona visionaria che ha compiuto azioni che hanno generato risultati?

La risposta potrebbe già essere insita nella domanda e quindi l’articolo potrebbe tranquillamente terminare qua.

Penso anche che una persona che fa accadere le cose sia in definitiva una persona di successo perché le fa succedere e basta. Cioè non sta tanto su a pensarci. Ovvero, una volta che ha capito cosa vuole, incomincia a fare quello che deve per ottenere quella data cosa.

È una persona molto pratica, che fa declinare le cose in un’accezione concreta da un’idea.

Ha un’idea prima.

In quantistica si direbbe che la realtà sia collassata su se stessa manifestando in materia l’intenzione metafisica di quel dato oggetto, che prima era soltanto nel mondo dell’etere (quello che Zeland chiama spazio delle varianti) per far sì che trasmuti in materia da entità immateriale a oggetto materializzato.
Non c’è tanto da scherzare con queste cose!

Persegui un’idea, ma deve essere un’idea chiara!

Prova con un’idea, comincia a pensarla senza porvi dubbi, perseguila applicando la tua sfera d’influenza, spacchettando le azioni che servono per ottenerla. Inizi a vedere materializzata quella cosa.

Ovvio che poi dipende da cosa.
Ah sai, voglio lanciare nello spazio una spider completamente elettrica con un astronauta manichino sopra e lasciarla lì, con l’omino che ci guardi da lassù.
Impossibile, mi serve un razzo. Pronti: ecco Space X.

E l’auto. Pronti: ecco una Tesla spider.
E il know-how e il cash. Pronti: accordiamoci con la Nasa.
Pronti: ecco a voi Mr Elon Musk.

Chi ha le idee “chiare”, diciamo, è più facile che faccia accadere le cose. Proprio come Elon che soltanto qualche mese fa ci ha lasciato tutti a bocca aperta con il lancio nello spazio di un razzo tornato indietro in retromarcia atterrando su una piattaforma dal nome “Ti amo ancora”.

Perché è più facile che faccia accadere le cose?

Perché è come se avesse una bussola. Avere le idee chiare equivale ad avere una bussola nell’oceano. Chiaro che ci sono le onde ma un conto è vagare navigando a vista, un conto è avere uno strumento che ti dice la direzione.

E non è così automatico, purtroppo. Unitamente ad avere le idee molto chiare su ciò che si vuole combinare, occorre averle altrettanto chiare sui passi da compiere per arrivare al risultato.

Si sa che si devono fare delle azioni specifiche per ottenere determinati risultati. Occorre, in sintesi, oltre alla chiarezza, anche tanta concretezza. Tutto qua? No! Servono i capitali, serve contornarsi delle persone giuste e serve tanto altro.

[CONTINUA[

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