di Leonardo Aldegheri

Continuando a parlare di etichette e cartellini che rimangono addosso cito “l’erba voglio cresce solo nel giardino del re”.
Poi c’è questa, che è fantastica: “Voglio è morto e suo papà sta male”.
L’apoteosi della tristezza!
Ridiamone.

Il presupposto è buono alla fine: “Che cosa pretendi? Non posso mica darti quello che non ho e non puoi chiedere tutto quello che vuoi tu.”

E invece sì!

Se uno non è un minimo consapevole, rischia che input del genere, dati dai più alti gradi di autorevolezza, credibilità e fiducia si trasformino nel più nefasto pusillanesimo possibile. Senso di volontà portami via.

Pusillanesimo è una religione, che ti credevi?
È quella che rende i suoi devoti dei pusillanimi. Persone che prendono ciò che arriva senza tante pretese e coraggio. Il che può anche andare bene…

Eppure, quando ci si basa sulla sola buona volontà del singolo, ci si affida al caso.

Sul concetto di intelligenza e genio…

Il metodo e la consapevolezza dell’uso del linguaggio possono rendere persone poco intelligenti dei fenomeni e fenomeni persone poco intelligenti.
Grazie anche all’uso della costanza e dell’incoraggiamento i risultati saranno quasi sempre buoni, facendo leva sul punto di forza, anziché sul punto di debolezza.

Si sa. Che scoperta!

Abbiamo capito veramente?

Capire non è una diretta conseguenza di essere intelligenti?
Vediamo l’etimo: intelligere, leggere dentro.

Vedi una cosa e sei in grado di coglierne le sfaccettature.
Ecco l’intelligenza!

Non solo: c’è anche la capacità di mettere quelle sfaccettature in relazione.
Metti in relazione le cose e crei.
Crei e generi diversità dalle possibili combinazioni.

Prendi dei jeans e li sfreghi rovinandoli. Li spedisci in America e quando te li rimandano perché pensano che siano fallati, tu glieli rimandi, gli spieghi che sono fighi proprio perché rovinati e te li comprano (e di gusto anche) perché sono diversi.

Madonna ti vuole in foto.
E tu fai la Diesel.
Renzo Rosso, Signori, un genio.

Chi è un genio?
Uno super intelligente.
O super capace?
Entrambe le cose.

Una massima che m’ispira sempre è: non conta quello che sai ma quello che fai con quello che sai.

Quanti ne conosco che si credono chissà chi perché hanno studiato! Sono delle zappe nella vita, davvero poco intelligenti nelle relazioni.
Sanno tutto loro.
Fenomeni solo loro.

(CONTINUA…)