di Rosa Gargiulo

“La macchina tecnologicamente più efficiente che l’uomo abbia mai inventato è il libro.”
Northrop Frye

“In principio era il verbo…”.
Stando al racconto biblico, pare che una parola abbia generato l’universo intero. Un singolo “fiat”! Senza voler addentrarci in disquisizioni filosofico – religiose, l’affermazione biblica ci rimanda, tuttavia, al concetto fondamentale di “parola potente” e “parola creatrice” di eventi straordinari. Alla parola, prima suono poi segno formale del nostro pensiero, viene attribuita una capacità creatrice (e io aggiungerei “creativa”) di primaria importanza.

L’evoluzione comunicativa (dalla tradizione orale a quella scritta) testimonia un bisogno primario dell’uomo, al pari di respirare e mangiare. Raccontare è condividere, comunicare, creare ponti. Assolve un’esigenza sociale, culturale, aggregativa. Le parole fungono da mediatori e facilitatori.

La storia dell’uomo è una storia di racconti affidati prima agli aedi, poi agli amanuensi, quindi alla stampa. Il potere culturale della parola si amplia e diversifica, diventando un valore “democratico”. L’energia creatrice e creativa fluisce verso un sempre maggior numero di persone, favorendo non soltanto l’alfabetizzazione e la diffusione della cultura, ma anche il talento per una forma di espressione e comunicazione che diventa vera e propria “arte”!

I libri, in questo senso, costituiscono un’invenzione rivoluzionaria. Diventano la “memoria” del mondo, raccontandone la storia a trecentosessanta gradi. Una storia, quella che noi comunemente indichiamo con la S maiuscola, in cui confluiscono i grandi eventi politici, culturali, artistici e così via…

Una Storia fatta di tantissime storie scritte con la s minuscola, apparentemente secondarie ma che, invece, si intrecciano in un unico complesso e variegato ricamo. I libri raccontano. Anzi, gli autori raccontano e, grazie ai libri, condividono e comunicano, dando vita a una rete in cui ci si riconosce attraverso le maglie fitte delle parole.

Perché “i libri sono specchi”, per dirla con Zafon, e ognuno di noi riesce a trovare (o ritrovare) un po’ di sé.

  • Raccontare è, prima di tutto, parlare. Raccontare è scrivere. La parola, pronunciata, crea vibrazioni (al pari delle note musicali); scritta, resta per sempre, incidendo un solco sulla pagina che potrà essere percorso ogni volta che sarà necessario…
  • Raccontare è comunicare e condividere. Le parole, ascoltate o lette, annullano le distanze e dissolvono solitudini.
  • Raccontare è confortare, pacificare, lenire sofferenze. La parola “cura”, come un balsamo, le ferite più difficili da guarire: quelle dell’anima.
  • Raccontare è “fare memoria”, costruendola laddove la Storia e le storie sono ancora in divenire.  La parola diventa forma e sostanza di sentimenti comuni, fornisce senso agli eventi piccoli e grandi che ci vedono, via via, protagonisti e spettatori, contribuisce alla costruzione di un pensiero critico.
  • Raccontare è recuperare la magia che portiamo dentro. La parola è una vibrazione sonora che risuona a lungo dentro ognuno di noi, lavorando come un corso d’acqua, in eterno fluire: penetra e scava, leviga, trasforma

I libri racchiudono questo potere “magico”: sono specchi e torrenti, in cui possiamo riconoscerci e grazie ai quali ci trasformiamo (o riprendiamo le originali fattezze!). Perché la parola è creatrice e creativa: tra le pagine dei libri si realizza una straordinaria alchimia, in cui reale e “fantastico” tessono un’unica trama.

Chi ancora conserva il dono degli aedi, modulando abilmente tono e ritmo, riesce a creare un mondo incantato, in cui tutto diventa possibile.

Ma, per chi racconta, il confine tra immaginazione, fantasia e realtà è labile. A volte, inesistente.

Il set narrativo è concreto. L’unica realtà possibile. Chi racconta è un “architetto”, un “esploratore” della parola e delle sue suggestioni. Crea luoghi, personaggi, situazioni, con abilità e saggezza, invitando a entrare e percorrere sentieri che si trasformano, grazie alla capacità immaginativa di chi ascolta. Descrive sentimenti, emozioni, in cui avvolge l’uditorio, che avvampa, inorridisce, ride e si commuove…

E questo vale tanto per il racconto orale quanto per quello scritto. Non c’è grande differenza. La magia è la stessa. Anzi, l’alchimia.

I libri realizzano un sogno di comunicazione e condivisione in cui tutti sono protagonisti: scrittori e lettori sono uniti da un vincolo profondissimo, gli uni non potrebbero esistere senza gli altri. Le storie vivono e restano perché ci sono i lettori, fosse anche uno solo, che sfoglia e si sofferma su una pagina, su una singola parola, che cattura lo sguardo e il pensiero!

Storie come uccelli migratori, che cercano terre assolate in cui vivere la stagione degli amori e cantare libere e prepotenti. Storie che diventano canto, fiaba, racconto, dramma… Scrittori e lettori giocano come le api coi fiori: i racconti sono il polline che unisce questi due mondi straordinari.

Ogni lettura è un volo, da cui si fa ritorno con un insetto nuovo nel becco, per continuare a nutrirsi e ripartire.

  • Raccontare è intraprendere un viaggio che, spesso, non ti riporta più indietro. I libri sono lo strumento, la bussola e il sestante: viaggiando, leggendo, ascoltando, conquistiamo i pensieri che il genere umano porta dentro sé da sempre e che, se condivisi, possono farci sentire più vicini, più simili gli uni agli altri. Meno soli, anche.

Si racconta, si ascolta, si scrive, si legge, per tenersi compagnia: ecco il valore culturale, aggregativo, immaginifico, creativo e creatore del raccontare, un valore sociale e di “scavo” personale. Perché le storie non ci lasciano più, ritornano ciclicamente a trovarci. I racconti si rinnovano, con parole che risuonano dentro di noi in maniera diversa, avendo la stessa capacità dell’acqua che sgorga dalla fonte: uguale eppur diversa!

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