Le quaranta porte - recensione

Le quaranta porte

Autore: Elif Shafak
Editore: Rizzoli
Pagine: 451
Prezzo di copertina: 10,90 euro
ISBN: 9788817049955

Ella Rubinstein è una casalinga benestante del Massachusetts, ha quarant’anni e una vita apparentemente perfetta ma non sa, o almeno non ricorda, cosa sia l’amore.

Un giorno, l’agenzia letteraria con cui collabora saltuariamente le invia un manoscritto per un parere. È un romanzo che si intitola la “Dolce eresia”: leggendolo Ella si trova catapultata nella Turchia del XIII secolo, il romanzo racconta la storia di Shams un derviscio errante seguace del Sufismo e Rumi e di come l’amicizia con il primo porterà il secondo a trasformarsi da serio Teologo a più noto poeta Arabo, in grado di dare voce all’amore.

Ella rimarrà come incantata dal romanzo, iniziando a intrattenere con Aziz Z. Zahara, autore del libro e fotografo errante a sua volta Sufista, una fitta corrispondenza via mail. Quando finalmente si incontreranno la vita di Ella cambierà e lei farà una scelta.

Sarà pronta all’amore. “Le quaranta porte” è un romanzo che parla di amore e di conoscenza, di amore come forma indefinita, di amore per le persone e per il mondo. Shams professa una religione che ripudia l’attaccamento alle cose e predica la vicinanza ai più poveri ai fragili e ai deboli, che invita a guardarsi dentro e a scegliere di integrare il proprio lato più oscuro con quello più luminoso.

Il libro parla di un Islam lontano da quello spesso associato a guerra e violenza. Un romanzo che si sviluppa su due fili lontanissimi nel tempo e nello spazio uniti proprio dall’amore, come scelta di vita. Scorrevole e accattivante, invoglia il lettore ad andare avanti in questa storia esotica e lontana dal nostro mondo e in parte dalla nostra letteratura.