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Sparare a una colomba

Autore: David Grossman
Traduttore: Alessandra Shomroni
Editore: Mondadori
Pagine: 144
Prezzo di copertina: 17,00 euro
ISBN: 9788804735298

David Grossman cerca di calarsi, e a mio giudizio ci riesce con grande abilità, nei panni altrui; a pensare all’ebreo che è e al palestinese che potrebbe essere, all’ebreo che sarebbe stato in altri tempi e in altri luoghi e all’aguzzino che avrebbe potuto essere. Quello che ne esce sono lezioni preziose di chi non vuole dare nessuna lezione ma infondere, come anche, sempre, nei suoi romanzi, la speranza come unica possibilità per non cedere allo sconforto: perché, citando Grossman: “la situazione è troppo disperata per lasciarla ai disperati”.

Questo libro raccoglie, corredati da una pregevole introduzione, undici tra discorsi, articoli e interventi tenuti dall’autore nel corso degli anni:

Centrale è certo il tema di Israele ma non solo, si parlerà di Shoah e persino di pandemia, e, come sempre quando si tratta di questo autore, persino questo ampio ventaglio di argomenti non funge che da espediente e catalizzatore per aprire un ventaglio ancora più ampio di riflessioni. E così si avrà modo di seguire più discorsi in uno come tanti fili che si intrecciano, dipanano e si biforcano per poi riunirsi, si disquisirà di libertà e di perdono, di lutti, di paura e (perché no?) di politica, di come la stessa influenzi e stia influenzando il mondo, di come una deriva sempre più populista non faccia che fomentare la retorica della paura e della sfiducia nell’altro.

Non si limita, l’autore, a parlarne in senso lato o generico, fa nomi e cognomi senza temere di scagliarsi contro coloro che ritiene se non “colpevoli” quanto meno corresponsabili dell’attuale situazione mondiale nonché dello stallo (che stallo non è), che da ormai sette decenni tiene in scacco palestinesi e israeliani.