di Serena Bedini

Una frase tra le più citate sulle pagine social dedicate alla lettura e ai libri è di Umberto Eco ed è più o meno la seguente: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro”.

È indubbiamente giusta oltre che molto affascinante, ma bisogna dire che, se chi legge ha la possibilità di immaginarsi ogni volta mondi e protagonisti diversi osservandoli esistere e vivere di fronte ai propri occhi, chi scrive deve immedesimarsi nelle vite dei personaggi di cui racconta la storia e riuscire a pensare, muoversi, comportarsi come loro.

Quello dello scrittore è insomma il più empatico dei mestieri; infatti, chiunque voglia dedicarsi ad esso dovrà fare uno sforzo duplice: dapprima dovrà dimenticare se stesso, la sua vita, i suoi pensieri, in un secondo tempo calarsi nei panni ogni volta di un personaggio diverso, cercando di comprenderne a fondo le necessità, i sentimenti, gli stati d’animo e le pulsioni.

Scrivere è ascoltare la voce dei propri personaggi e permettere loro di esprimersi attraverso lo stile che ci appartiene.

In questo senso la scrittura è un autentico atto d’amore: non si tratta solo di decidere cosa far succedere e quando oppure di stabilire come quel determinato personaggio reagirà agli eventi e cosa dirà, ma alla base di tutto ci deve essere una grande capacità di immedesimazione da parte dall’autore, anche in quei personaggi di cui proprio non approva la condotta o che addirittura sono così distanti dalla sua personalità da non comprendere nemmeno come siano potuti apparire nella sua mente.

Il fatto è che, inutile illudersi, qualunque personaggio è figlio dello scrittore e per renderlo credibile sarà opportuno guardare le vicende dal suo punto di vista, mettendosi nei suoi panni.

Dico spesso ai miei allievi che lo scrittore non è solo un regista, ma anche un attore, tecnico delle luci, costumista, scenografo, tecnico dei suoni: qualunque cosa accada sul palcoscenico della storia che stiamo componendo dovrà essere conosciuto dall’autore in profondità così che possa essere inserito all’interno della narrazione perché diventi più significativa ed evocativa per il lettore.

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