Essere se stessi

Non è difficile
essere sé stessi,
basta chiudere gli occhi
e lasciarsi trasportare
dalla sensazione di libertà.

(22/03/2021)

Simbiosi domestica da lockdown
(35×45 grafica e tempera acrilica)

Quando si vive un lungo periodo assieme si creano realtà che, amalgamate tra loro, creano contesti forti.
La convivenza forzata fa si che alcune situazioni, coese tra loro, formino un unicum, realtà con un proprio senso.

Realtà che non temono la quotidianità perché, nonostante tutte le chiusure imposte, vedono sempre una porta aperta, una toppa per spiare o essere spiati.

Vediamo un dito con l’unghia che sgocciola il colore giallo, come se colasse oro,
giallo è il colore della porta aperta che indica la speranza per quello che possiamo trovarci dentro:

  • giallo è il colore della toppa che istiga a spiare fuori per trovare la potenza del sole,
  • giallo è il colore dell’indumento intimo che simboleggia la leggerezza e la serenità del momento,
  • gialle sono le piccole gemme incastonate nell’anello che rappresentano l’ostentazione della follia di qualcuno.

I colori e le geometrie vogliono significare l’opportunità della creazione di un legame tra la “simbiosi domestica” e “la realtà altrui”, in cui la voglia di libertà, ora negata con una forzatura contrastante ma propositiva, porta ad una nuova situazione di quieto vivere dove tutto ha senso e anche il “non senso” trova quell’equilibrio che nemmeno i sogni possono avere.

Alla fine, in un silenzio irreale per la realtà quotidiana, tutto acquista fascino nella “Simbiosi domestica da lockdown”.

Roberto Marconato

Vive e lavora a Piombino Dese (PD)
Autodidatta inizia a dipingere nel 1977. Non si lega a nessuna scuola anche se il suo operare può essere definito surrealistico. Lo guida quella che lui chiama “pittografia”: una mistione tra pittura e grafica in cui balza la sua volontà di ridurre il mondo in frammenti e di riproporlo secondo una sua personale impronta. Nel suo modo di fare arte emerge la sua “filosofia del recupero” che contraddistingue in maniera inequivocabile tutta la sua vita artistica con l’obiettivo di valorizzare il semplice oggetto, quasi sempre in disuso o vero e proprio scarto o prelevarlo dalla naturale funzione a cui era destinato, sublimarlo ed innalzarlo ad oggetto esclusivo, dare valore al rifiuto, che pur sempre prima era una cosa utile o divertente.
I “frutti del consumo” sono spesso racchiusi in gabbie di rete elettrosaldata che sono simbolo di scrigno, prigione e vetrina. Dal 2009 organizza e partecipa agli eventi d’arte di Piombino Dese.