di Salvatore Bauleo

Uno dei temi più dibattuti sul coaching è se un manager possa essere un bravo coach e un coach possa essere un bravo manager.

E allora vediamo chi è e cosa fa un coach e chi è e cosa fa un manager.

ICF (l’International Coaching Federation) definisce “il coaching come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale”.

Quali sono le attività tipiche del coach?

Con il cliente (coachee) i coach esplorano e definiscono obiettivi per poi costruire piani di azione per raggiungerli, trovando e potenziando risorse utili; si lavora sia per migliorare il presente sia per il potenziale futuro. I principali strumenti del coach sono ascolto attivo, domande, feedback e… silenzio. Un silenzio, per esempio, che rispetta e accompagna il coachee nel trovare dentro di sé le risposte alle domande fatte dal coach.

Una competenza importante del coach è la presenza (l’esserci pienamente nella situazione) e la fiducia nella capacità del cliente di trovare risposte e risorse utili per raggiungere gli obiettivi. I coach Hanno la convinzione che ogni persona abbia qualità, capacità, e potenziale per raggiungere obiettivi SMART, cioè con caratteristiche che li rendono raggiungibili. Nel percorso di coaching i coachee vengono accompagnati ad esplorare conoscenze nuove e a identificare competenze da sviluppare.

Il compllesso ruolo del manager

Passiamo ora al manager. Iniziamo con il definire il lavoro del manager e le sue principali responsabilità.

Il manager coordina un gruppo di persone con l‘obiettivo di efficientare i processi per il raggiungimento dei risultati aziendali. In questa sua attività è responsabile dell’efficienza e dell’applicazione del metodo e dei processi per raggiungere gli obiettivi dell’azienda.

Ecco perché distinguiamo la leadership dalla managerialità, quindi da chi guida e dà la direzione rispetto a chi gestisce. Per definizione un manager si confronta con la difficoltà e complessità data dai processi.

Qual è la principale complessità in ambito organizzativo quando si coordinano delle persone?
La più grande complessità è la relazione con le persone.
È allo stesso tempo la più grande complessità, ma anche il più grande bacino di risorse.

Ecco che il manager deve sapersi districare tra tutte le risorse a disposizione per farle rendere al meglio.

Essere manager comporta delle responsabilità come il raggiungimento degli obiettivi e il controllo delle azioni per conseguirli, produrre soluzioni di miglioramento, attuare le politiche aziendali.
Un manager di un’azienda si occupa di:

  • gestire informazioni
  • elaborare strategie e pianificare azioni
  • raggiungere gli obiettivi
  • motivare il team
  • conoscere la concorrenza
  • conoscere i prodotti e i clienti

Ma la principale occupazione del manager, lo ribadisco, è la gestione e lo sviluppo delle persone, che ha assunto un’importanza prioritaria nelle organizzazioni.

Come valorizzare le risorse a disposizione. La figura del manager coach

Allora qual è la disciplina che punta a valorizzare le risorse affinché le persone possano esprimere al meglio il proprio potenziale, in modo che lo sviluppo delle proprie performance sia uno sviluppo personale e uno sviluppo professionale?

È proprio il coaching.

Ecco perché ai manager sono sempre più richieste le competenze di un coach e oggi parliamo di manager coach.

Nel caso del manager coach, il manager lavora offrendo coaching “informale” senza che sia codificato.

Il coaching è una metodologia che i manager possono apprendere per gestire i propri collaboratori in modo nuovo e diverso. Apprendere ed utilizzare la metodologia del coaching permette di migliorare le proprie performance e quelle del proprio team e generare un clima positivo e di cambiamento.

Le aziende cercano persone con questa professionalità perché agevolano il processo e riducono le complessità relazionali, fidelizzando sempre di più i collaboratori e aiutandoli nello sviluppo professionale.

Manager coach, leadership e strumenti adatti

Il manager che agisce le competenze del coach esprime leadership. È necessario ricordare come questa unione sia studiata da decenni nell’ambito della Leadership, in particolare Daniel Goleman, principale riferimento nell’ambito degli studi sull’intelligenza emotiva, nel suo fondamentale testo “Essere Leader” esplora i diversi stili di leadership e sottolinea l’efficacia di chi sa esprimere lo stile coach; in ambito aziendale un manager che riesce ad avere questo stile possiamo quindi chiamarlo manager coach.

Le teorie e i libri sulla leadership negli ultimi decenni sono tante, l’interesse è stato esponenziale anche per il riconoscimento, la consapevolezza che è cresciuta nelle aziende di come il manager sia necessario che sia un leader: che ispiri, guidi e coinvolga nel cambiamento.

Se è vero che è sempre auspicabile che un manager adotti un approccio da coach, questo non è sempre possibile:

È preferibile adottare un “coaching style” quando nella relazione con i collaboratori si vuole massimizzare il grado di coinvolgimento e la qualità di lavoro svolto, oltre che l’apprendimento generato.

Quando il tempo è scarso e la velocità di esecuzione discrimina tra successo e insuccesso allora è preferibile istruire la persona che si occuperà di un compito dicendo cosa esattamente deve fare, infatti, ricade nel ruolo di manager dire come le cose vanno fatte in un processo direttivo, ma tanto più scivolerà verso il paradigma non direttivo, quanto maggiori saranno i benefici per sé e il suo team in termini di autonomia e performance.

Il punto è saper agire correttamente lungo tutto il continuum e valutare di volta in volta l’approccio più adatto consapevoli di essere cresciuti in una cultura prevalentemente direttiva (i genitori e gli insegnati ci hanno detto per anni cosa fare) in genere è la modalità non direttiva quella che ha più bisogno di essere allenata.

Ritornando alla domanda iniziale e cioè, se un manager possa essere un bravo coach e un coach un bravo manager, troverei una sintesi nel “manager coach”, ovvero, un manager che utilizza gli strumenti del coaching come le domande potenti, domande aperte che aprono a nuove prospettive, l’ascolto attivo, la presenza, strumenti di comunicazione efficace, il feedback e molti altri.

Ecco perché credo possano esserci dei buoni manager coach e viceversa.