di Silvia Vernuccio

Tristezza un giorno mi ha detto
che la sua canzone preferita è Cannonball di Damien Rice
mi ha detto che anche lei
a volte
si sente un po’ come una palla di cannone
che vola vola, vola senza mai fermarsi
finché un giorno
con tutto il suo incredibile peso
semplicemente
non cade.

Ogni volta che te ne vai… dio, ogni volta che te ne vai è come se portassi via qualcosa con te, qualcosa che non rivedrò mai più. E che non sapevo… potesse insegnarmi tanto.

Perché starti accanto è così difficile?

Sei come una di quelle persone, forse più simili a ombre o fantasmi, che intravedi fra la folla sullo stesso tuo lato del marciapiede – un sussulto che spinge il cuore nell’esofago mentre tutto ciò che vuoi è infilarti in un vicolo e sparire, cambiare lato della strada, o qualunque altra cosa mi aiuti a fingere di non averti vista e, soprattutto, a non farmi vedere da te.

Perché una volta che mi vedi, diventa impossibile nascondersi.

Mi insegui fin dentro al vicolo e poi mi poggi le mani sulle spalle e mi inchiodi alla parete e poi mi guardi dritto negli occhi e io non posso più nascondermi.

Mi attraversi, vorrei dire come un colpo di pistola ma in realtà è più come una cannonata.

Mi sento
così sola.
Ma no,
Non sono sola.

In qualche modo… il mio pianto ha il tuo sapore.

Ti pieghi su di me e mi baci le lacrime, e soltanto adesso io ti guardo, così da vicino, senza più filtri, e capisco che vorrei aggrapparmi a te disperatamente.

Vorrei spogliarti ora.

Tristezza… ho cercato tanto di sfuggirti pensando che se lo avessi fatto abbastanza bene, se avessi corso abbastanza veloce, se mi fossi nascosta con abbastanza arguzia, non mi avresti mai trovata.

Ma la verità, è che forse ero proprio io a volere che mi trovassi.

La verità è che se non ti incontro almeno una volta o due ogni tanto, non ho modo di fare in me lo spazio necessario a guardarmi dentro.

Ho bisogno che mi scavi dentro in questo modo.

Ho bisogno che ti porti via certe parti di me, parti che forse devo imparare a perdere per potermi ricostruire.

Senza di te, mi conosco solo a metà.