di Serena Bedini 

Trovare il tempo… è questione di priorità

Spesso, quando dico che sono una scrittrice, le persone mi rispondono: “Ah! Tu scrivi? Sarebbe piaciuto molto anche a me, ma non ho tempo!”

Se chiedo perché, mi vengono date varie risposte in cui appare evidente che l’impossibilità di scrivere è dettata dalla presenza del lavoro, della famiglia, dell’avere figli o nipoti a cui badare o di varie altre contingenze considerate prioritarie rispetto alla scrittura.

Questo tipo di considerazioni è giusta fino a prova contraria: è vero che la scrittura richiede tempo, ma è altrettanto innegabile che anche gli scrittori, prima di diventare autori bestseller, abbiano necessità di lavorare, di avere relazioni interpersonali e una vita familiare.

Ray Bradbury aveva due figlie particolarmente vivaci che lo distoglievano dal suo impegno di scrittore.

Raymond Carver ebbe una vita abbastanza difficile sia per vicissitudini personali sia per dipendenze di vario genere.

Hernest Hemingway soffrì di pesanti problematiche psichiche, di alcolismo ed ebbe un numero considerevole di amanti.

Jack London sapeva bene quali potessero essere i problemi economici che affliggono un autore prima di diventare famoso, mentre Flannery O’ Connor morì di lupus, una malattia che la afflisse durante l’arco di tutta la sua giovane vita.

Non esiste per nessuno la possibilità di avere il tempo per scrivere, ma coloro a cui interessa la scrittura devono trovare il momento per dedicarsi ad essa: se forte è in noi il desiderio di scrivere e altrettanta la determinazione, non ci saranno figli, famiglia o lavoro che tengano perché troveremo il modo per ritagliare nell’arco della nostra giornata o della nostra vita una pausa per scrivere.

La domanda è: a cosa sono disposto a rinunciare per scrivere? Un’escursione con un amico in montagna? Un pomeriggio di chiacchiere con un’amica? Una telefonata di un’ora con una collega? Una partita a calcio?

Se siete disposti a rinunciare a qualcosa pur di scrivere, allora in voi c’è una ferrea volontà di dedicarvi alla scrittura, altrimenti è inutile cercare altre scuse.

Il tempo c’è sempre, occorre solo trovarlo.

Ma quanto tempo occorre per realizzare un’opera?

Questo è il secondo grande quesito collegato al tempo e scrittura. Quanto è importante il numero di giorni spesi a scrivere per determinare la riuscita di un romanzo? Zero.

Esistono scrittori in grado di redigere una quantità enorme di opere in poco tempo (si pensi a Calvino o a Simenon), ne esistono altri che hanno scritto pochissimo: entrambe le tipologie sono state in grado di donare all’umanità autentici capolavori anche quando non esistevano editor o ghostwriter.

Ogni scrittore ha una sua natura: c’è chi è molto rapido e prolifico e chi invece scrive poco e riflettendo a lungo.

Il primo non è inferiore al secondo, né viceversa. In generale non è importante quanto a lungo si scrive, ma come si scrive; non conta quanto tempo si rimane su un’opera, ma come riusciamo a realizzarla.

Un romanzo può essere scritto in due settimane e revisionato per sei mesi, ideato e redatto in dieci anni e revisionato in un giorno.

Ogni scrittore e ogni opera hanno i propri tempi: il lettore non ha né gli strumenti né la possibilità per giudicare in relazione al numero di ore, giorni, mesi o anni occorsi per la redazione, ma solo per apprezzarne il risultato finale.