di Anita Alberti

“Basta non ne posso più!”
“Uffa la solita vita, la solita routine, non ce la faccio più!”
“Devo cambiare lavoro, questo non mi piace non mi soddisfa…!”
“Voglio una relazione diversa, un compagno/a che mi capisca, che capisca le mie esigenze, i miei bisogni, che mi rispetti!”
“Voglio cambiare casa!” 

Queste sono solo alcune delle innumerevoli frasi che ci diciamo quando arriviamo ad un certo livello di sopportazione e stiamo per traboccare, come un vaso ricolmo d’acqua!

Quante volte ti è capitato di desiderare di cambiare?!
Vogliamo ricordare i buoni propositi di inizio anno, che durano per un po’ e poi si dimenticano, riprendendo le vecchie abitudini!?

Come mai accade?

Bella domanda… le domande sono la benzina per il miglioramento, almeno le BUONE DOMANDE!

A mio avviso occorre precisare alcuni punti, che non sono di secondaria importanza…

Il cambiamento può essere positivo o negativo, ma io voglio parlare di quello positivo, che fa crescere, che porta da uno stato A di partenza, ad uno B, una condizione migliore di prima, o in via di evoluzione.

Richiede impegno, dedizione, essere consapevoli della situazione iniziale in tutte le sue parti, come altrettanto avere chiaro il punto di arrivo, dove si vuole arrivare.

È come programmare un viaggio, so da dove parto, ma devo sapere anche dove voglio arrivare! Giusto?

Molte volte per creare un cambiamento adottiamo senza volere delle strategie, che si sono rivelate di successo in un caso, ma che ora, invece, non fanno altro che farci girare a vuoto.

Quindi non sono più funzionali, per cui dobbiamo crearne di nuove ed utili.

Molte volte, anzi sempre, si ha la tendenza, quando si programma un viaggio, un obiettivo, o altro di usare una logica lineare: per andare da A a B, seguo una linea retta, o comunque inizio da A.

Se io ti dicessi, invece, di partire da B per arrivare ad A?
Come ti risuona?
Hai mai pensato a questa possibilità, l’hai mai messa in pratica e se sì, quali sono stati i risultati?

Immagina di essere uno scalatore e di voler raggiungere la vetta dell’Everest, solitamente si parte dal campo base a pianificare la scalata, in realtà molti partono dalla vetta e suddividono la discesa in step. Nel programmare un cambio nella nostra vita vale la stessa cosa.

“Ok, entro X tempo voglio aver risolto quel problema. Cosa mi serve per fare il primo passo verso la base? Poi per il secondo…?”

Avanti così: quali sono gli step intermedi, quali sono le competenze che devo acquisire, gli intoppi, le eventuali deviazioni che devo apportare alla mia discesa?

Hai mai pensato che tutti giorni nella nostra vita inciampiamo in problemi? La nostra vita è costellata di problemi e tanto più siamo degli abili problem solver, tanto più siamo felici!

Un problema da risolvere è un obiettivo da raggiungere e un obiettivo da raggiungere è un problema da risolvere! Due facce della stessa medaglia!

Se vuoi guadagnare di più, perché non ce la fai ad arrivare a fine mese (problema), devi avere l’obiettivo di fare un secondo lavoro, risparmiare, cambiare lavoro, acquisire titoli che ti permettano di fare un salto lavorativo….

Realizzare un vero cambiamento richiede un tempo lungo da 6 mesi ad un anno, non soli 21 giorni, perché delle nuove connessioni neurali si creino, si solidifichino e si vadano a rompere, spezzare quelle vecchie.
Rinforzare il cambiamento ogni giorno è sinonimo di costanza, di determinazione, azioni, mantenimento nel lungo termine. Accade che si cada, che la motivazione venga a mancare, “ma chi mi fa fare tutta sta fatica, dico io?!”

L’essere umano è un sistema composto di mente, emozioni e spirito ed è un organismo che è ben di più della somma delle singole parti!
Quindi ha un suo equilibrio, per quanto precario, ma pur sempre equilibrio è.

Cambiare significa uscire da quella stanza così stretta, poco illuminata, poco confortevole in cui siamo stati una vita, per decidere di uscirne ed avventurarci in una di cui non sappiamo nulla, se non che ha dei muri un pavimento, ma non sappiamo se ha finestre, se è calda, confortevole, luminosa.

Potremmo paragonarlo ad un trasloco, di cui però, non sappiamo nulla della nuova destinazione!

Quanto stress crea un trasloco?

Per cui, molte volte ricadiamo nelle vecchie abitudini, vecchi schemi, per comodità.

Cambiare fa paura! Evoca resistenze interne.
La paura che il nostro compagno/a non ci voglia più perché non ci riconosce più.
La paura di non riconoscerci più noi per primi, quando ci guardiamo allo specchio.
Abbiamo paura di essere da soli, di vivere in solitudine, di vedere che, chi prima ci stava intorno, se va piano piano, si allontana da noi.
Abbiamo paura di morire in solitudine.

L’essere umano è un animale sociale, come tutti i mammiferi, ha bisogno di sentirsi in connessione con gli altri, ecco perché il Covid è stato così terribile, perché ci veniva detto di stare lontani dagli altri, di non toccarsi, di non potersi vedere, di non incontrarsi.

Gli spunti riportati in questo articolo sono solo alcune delle riflessioni che sono uscite dagli incontri con le clienti che hanno lavorato con me, che hanno aderito al mio percorso di 10 settimane per tornare ad essere padrone della loro vita. Erano tutte donne bloccate in vari aspetti della loro esistenza: lavorativa, sentimentale, relazionale. Bloccate dalla paura di non riuscire a cambiare, perché pensavano di non meritare di più, di non essere in grado di dire di no a quanto veniva loro proposto anche in campo lavorativo, bloccate dalla paura del giudizio, dal senso di inadeguatezza.

Piano piano, come una valanga che si forma da un minuscolo sassolino, sono riuscite ad apportare le prime meravigliose modifiche, per arrivare a quelle più corpose: c’è chi ha ripreso a studiare nonostante la famiglia, chi ha ripreso a guidare dopo molto tempo che non lo faceva più, perché stressata ed impaurita dal traffico, chi ha deciso di cambiare casa e/o vita.

Quali sono le tue considerazioni sul cambiamento e quali risultati vuoi ottenere?

Sarei felice di leggere la tua opinione nei commenti e potermi confrontare con te!